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Cosa sai della notte

Cosa sai della notte

L’agenzia di investigazioni Cantini è un appartamento di settanta metri quadri, al terzo piano di un palazzo degli anni Sessanta dai muri di un anonimo color grigio topo. A parte l’ufficio di Giorgia e un bagno piuttosto piccolo, c’è l’ex ufficio di Luca Spasimo – ex collaboratore di Giorgia trasferitosi a Milano per insegnare informatica – occupato negli ultimi tempi da Genzianella Serafini – giovane parente di Iole, la compagna di Fulvio Cantini, ex maresciallo dei carabinieri nonché papà di Giorgia – che sta pian piano cercando di fare pratica. Cantini senior ha deciso di trasferirsi con Iole a Bentivoglio, in un bel rustico di campagna, lasciando alla figlia tutte le grane legate alla piccola agenzia che si occupa per lo più di tutela della privacy, ricerca di persone apparentemente svanite nel nulla e infedeltà coniugali. La professione di investigatore privato ha insegnato a Giorgia che l’amore è troppo spesso una disgrazia e proprio per questo motivo non sa bene come comportarsi con Luca Bruni – dirigente della questura di Bologna, capo della squadra Mobile, sposato e padre di un figlio – che le piace molto, ma decidere di frequentarlo puzza di grane e preoccupazioni anche da lontano. Anche Genzianella, da quando il suo ultimo fidanzato Fabio l’ha mollata per mettersi con la sua migliore amica e suo padre se ne è andato di casa con la badante di sua nonna, ha chiuso con l’amore e con il sesso e ne parla come di una stagione per lei ormai morta e sepolta. L’ultima cliente che si è presentata in agenzia – anzi, che l’ha chiamata dal finestrino della sua Saab mentre Giorgia si trovava a pochi metri dal portone d’ingresso – è Piera Sambri in Tosato, una donna alta, magra ed elegante, con il viso abbronzato e le mani curate. Suo fratello Oliviero, per tutti Oliver, è morto tre anni prima lì a Bologna, in una fabbrica abbandonata vicino a via Gobetti, massacrato di botte. L’inchiesta è ancora aperta ma nessun colpevole è stato trovato…

Una nuova avventura che ha come protagonista Giorgia Cantini, irrequieta investigatrice privata frutto della fantasia dell’eclettica scrittrice, doppiatrice, musicista (e tanto altro ancora) bolognese Grazia Verasani, autrice capace come poche di raccontare la periferia e chi la abita, microcosmi volutamente abbandonati ai margini da un perbenismo ipocrita che preferisce non vedere piuttosto che correre il rischio di osservare ciò che di profondo si nasconde spesso dietro le maschere e le convenzioni sociali. La Verasani sa raccontare la notte, sa esplorarne luci ed ombre senza cadere nella tentazione di esprimere giudizi nei confronti di chi la notte la utilizza come scudo di protezione. I suoi romanzi, questo incluso, raccontano l’amore e il sesso, la solitudine e la speranza, le illusioni e la realtà; raccontano di braci di sigarette che si consumano nella notte mentre occhi ormai pesti e senza colore ne scrutano ogni anfratto, in cerca della fine, o di nuovi inizi. Sullo sfondo della città di Bologna, con i suoi portici falsamente protettivi e la sua periferia che sa di degrado e desolazione, Giorgia – chiamata ad occuparsi di un cold case, un giovane omosessuale, aspirante attore, massacrato di botte e ucciso tre anni prima per mano di chi non è ancora stato assicurato alla giustizia – si avvicina, e il lettore con lei, al mondo dei locali gay, delle dark room, del battuage e dei privé, realtà che una fin troppo ipocrita morale borghese condanna a priori senza conoscerne gli aspetti più profondi e dolorosi. Come per i precedenti – e successivi – lavori dell’autrice, l’intreccio giallo diviene una volta ancora strumento per raccontare realtà dal forte impatto emotivo; per sottolineare l’enorme differenza tra il piacere del corpo e la necessità del sentimento; per raccontare di chi è alla ricerca di una storia d’amore e di chi, invece, è incapace di provare sentimenti; per parlare di omofobia e di pregiudizio. Una storia dura, ruvida e ricca di umanità, esattamente come Giorgia Cantini, capace una volta ancora di trovare il bandolo di una matassa piuttosto ingarbugliata e di mostrare che, come sempre, la mancanza di rispetto è all’origine di molte delle bassezze e delle mediocrità umane.