Salta al contenuto principale

Cosa sognano i pesci rossi

Pierluigi Tunesi, quarantacinquenne amministratore delegato di un’importante multinazionale, è il paziente tracheotomizzato, il “numero sette”, il “pesce rosso” che dal suo letto di Terapia Intensiva ha l’impressione di essere il silenzioso abitante di un acquario. La sua condizione è un effetto collaterale, l’esito non voluto di un intervento chirurgico azzardato per la rimozione di un tumore inoperabile e sul quale nessun chirurgo era voluto intervenire tranne l’insigne dottor Fulgenzi, che poi lo ha parcheggiato in Rianimazione, senza troppi sensi di colpa. Ora sono i bip dei macchinari a scandire le sue giornate tutte uguali, lente, indolenti e interminabili, e il ritmo giorno-notte è cadenzato solo dal viavai del personale e dalla sua attività di reparto. Ma ogni giorno porta con sé nuove speranze di guarigione. Luca Gaboardi, quarantacinquenne anestesista rianimatore, è “la faccia verde”, il responsabile di reparto, cinico, disincantato e alcolista, ma molto capace e scrupoloso. Divorziato, pieno di vizi ma senza amici, non trova equilibrio tra le numerose voglie ed il loro appagamento. Non ha prospettive di svolta professionale, poiché non possiede lo spessore morale o la tenacia per perseguirle, e si barcamena tra i fallimenti della vita privata e il conflitto esistenziale di una vita piatta e uniforme come una strada senza curve. Consapevole del destino del “numero sette”, sa benissimo che un caso come quello non contempla miracoli…

Narrato in prima persona, a capitoli alterni tra paziente e medico, il libro offre molti spunti di riflessione, non solo per i sanitari che spesso dimenticano l’empatia e quel supporto intangibile che esula dallo stretto rapporto di cura clinico, ma anche per chiunque dimentichi di vivere appieno questa vita fugace e fuggevole. Cosa sognano i pesci rossi non è un saggio, né ha la presunzione di esserlo ma è un romanzo che se pure tocca temi interessanti e delicati non li approfondisce dal punto di vista scientifico o etico. Colpisce, ferisce e sbatte in faccia una questione cui ogni tanto ci si dimentica di pensare. Tunesi e Gaboardi sono le due facce di una stessa medaglia, sullo sfondo di un reparto di Terapia Intensiva qualsiasi di un ospedale qualsiasi e le loro storie corrono parallele e vicine, toccandosi senza incrociarsi davvero. Accanto alle storie dei due protagonisti, il cinismo, la ricerca del successo a tutti i costi e della fama immeritata, anche a discapito dei deboli ma anche il sostegno, la cura, la speranza, il tempo che scorre inesorabile e la lotta per la sopravvivenza. Il dolore diventa l’angoscia del lettore che si ferma a riflettere come possa essere la storia di un vero paziente senza voce. “Le mani che manipolano corpi, violano recessi, inseriscono sonde e cateteri nelle integrità altrui hanno ben poco a che fare con la vita. La vita è un’altra cosa. Semmai io agisco sulla sopravvivenza”. Romanzo d’esordio di Marco Venturino, Direttore della Divisione di Anestesia e Rianimazione allo IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, Cosa sognano i pesci rossi è stato pubblicato per la prima volta nel 2005, riscuotendo grande successo editoriale.