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Cos’è la natura? Chiedetelo ai poeti

Cos’è la natura? Chiedetelo ai poeti

Una storia finisce. “Non poteva che finire così”, dice la donna. “È naturale”, insiste, prima di indossare il suo cappotto blu e allontanarsi. Naturale. Ma cosa vuol dire naturale, in un tempo in cui di “naturale” rimane ben poco? A chi rivolgersi per tentare, almeno tentare, di comprenderne il significato? Forse occorre chiedere ai poeti. “Del resto, sono loro che proseguono il primo atto del bambino che esce nel mondo e dell’uomo che esce dalla caverna e vede la Natura [...] con una meraviglia che ha già dentro una domanda, l’inizio di un’inchiesta”... Lev Tolstoj, in un inverno del 1870, immaginò un gomito femminile. Poco dopo, si interrogò sulla strana “necessità di proseguire” dell’esistenza osservando due cervi accoppiarsi. Mosso da chissà quale impulso e non sapendo dove quest’ultimo lo avrebbe condotto, scrisse per ore: era nata, da una visione, Anna Karenina... Da sempre i poeti inseguono la sfuggente natura e i suoi misteri. Occorre però chiedersi dove siamo noi rispetto alla Natura. È al di fuori di noi, oppure ne siamo parte? “Quella che chiamiamo scienza moderna è nata dalla più grande dislocazione che l’uomo abbia subito”, la rivoluzione galileiana. Ma tutto si è mosso con l’uomo e dunque siamo “ancora noi a guardare”, a provare quella vertigine, quell’inquietudine che già Leopardi provava guardando “sciami di stelle”. E dov’è la scienza? Sempre di fianco alla poesia. Insieme camminano, “sorelle vivaci e diverse sul terreno dell’esperienza”...

Queste sono solo alcune delle molteplici suggestioni che s’intrecciano in questo breve saggio di Davide Rondoni, poeta premiato, scrittore e drammaturgo, fondatore del Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna e della rivista “ClanDestino”. Una ricerca, quella attorno alla Natura, già iniziata – lo rivela l’autore nelle primissime pagine dello scritto – con la raccolta poetica La natura del bastardo e che qui, in questo “taccuino di appunti, riflessioni, racconti personali e inventati. E poesie”, riparte da uno spunto insolito, lo sconcerto suscitato da un enigmatico “è naturale” che chiosa la fine di una relazione. E dunque, si domanda Rondoni: cos’è la Natura? Un quesito enorme, sconvolgente, attorno cui l’autore tratteggia un itinerario sghembo, una singolare e personalissima storia della Natura che chiama in causa la scienza, la filosofia, il linguaggio, l’arte, l’amore. E, ovviamente, le eterne parole di poeti di tutte le epoche, che di volta in volta si fanno portavoce del mistero della Natura “meravigliosa e terribile”, compagna, matrigna, rifugio, labirinto, musica, paradosso. Intensa la voce poetica di Rondoni, vivace il piglio narrativo mentre incoraggia il lettore a seguirlo in un viaggio certo ondivago e non sempre di facile comprensione ma assai affascinante. Una lettura ricca di riflessioni stimolanti, che può essere fruita dall’inizio alla fine oppure “andando in qua e in là, curiosando, danzando”. Non si aspetti il lettore – questo sì che “è naturale” – una risposta definitiva. D’altronde, riflette Rondoni nel componimento in apertura, “Natura non è / il primo nome del mistero?”. Ma ben vengano l’irrisolto, il fascino del paradosso, ben venga lo stupore: perché non si esaurisca quella capacità di meravigliarsi che da sempre è scintilla per la migliore poesia.