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Così si perde la guerra del tempo

Così si perde la guerra del tempo

Rossa ha vinto, di nuovo. È stato facile come sempre, pensa mentre affonda le mani nelle viscere di un soldato riverso a terra. L’Agenzia l’ha mandata in questa ciocca, su nel passato, per assicurarsi che nessuno sopravviva alla battaglia. Osserva i cadaveri attorno a lei. Ha ucciso, ha fatto il suo dovere, sono tutti morti. Due imperi si sono annullati a vicenda, secondo i piani. Ma c’era qualcuno sul campo con lei. Qualcuno dell’altra squadra. Rossa l’ha percepito. Solo lei, tra gli agenti, avrebbe potuto captarne la presenza, perché Rossa è la migliore, “paziente, solitaria, attenta”. In una guerra del tempo come quella che stanno conducendo una minuscola deviazione potrebbe cambiare tutto. Il Giardino non è solito affrontare Rossa sullo stesso campo, solo un agente sarebbe in grado di farlo. Rossa indaga alla ricerca di prove. Trova una lettera. C’è scritto: “Bruciare prima di leggere”. È sicuramente una trappola. Veleno. Forse uno psicovirus. Aprendo la lettera, Rossa potrebbe scatenare l’ira della Comandante e il sospetto dell’Agenzia. Con l’accendino di un soldato morto dà fuoco alla lettera, che le brucia tra le dita. Rossa legge, la bocca si piega in un ghigno. Poi scompare, giù nel futuro. Le braci della lettera muoiono. È allora che una cercatrice emerge dall’ombra. Raccoglie le ceneri della lettera su un vetrino. Si taglia un dito, mescola il sangue con la cenere. La cenere diventa un foglio... Ventunesimo secolo, un ospedale evacuato. Un macchinario per la risonanza magnetica che contiene un’ampolla nella quale sta bollendo dell’acqua. Blu la osserva, paziente. Il Giardino ha perso l’occasione per deviare il tempo – Blu avrebbe dovuto incuriosire una dottoressa con un nuovo ceppo di batteri, per torcere le sorti del mondo lontane da (o verso) una guerra biologica. Blu ha trovato l’ospedale vuoto e quell’ampolla. Sull’etichetta c’è scritto: “Si legge bollendo”. Blu aspetta, il macchinario traduce in numeri il calore dell’acqua. È la chiave per decifrare il foglio che Blu tiene nella mano sinistra. Legge. Ride. Poco dopo una cercatrice entra nel macchinario per la risonanza, si versa in gola il liquido ormai tiepido dell’ampolla...

Coinvolgente, straniante, visionaria storia d’amore in salsa sci-fi. Così si perde la guerra del tempo è il breve romanzo scritto a due mani da Amal El–Mohtar, poetessa e scrittrice canadese specializzata in speculative fiction e insegnante di scrittura creativa, e Max Gladstone, autore di numerosi libri e giochi di stampo fantasy. Rossa e Blu, le protagoniste, sono viaggiatrici temporali, letali macchine da guerra. Pedine nel confronto ben più ampio che vede contrapporsi il Giardino – una indefinita entità collettiva che vive e agisce attraverso gli elementi naturali – e l’Agenzia, futuristica e ipertecnologica organizzazione che impone ai suoi agenti organi progettati per inibire bisogni ed emozioni. Due fazioni nemiche che mirano a cambiare il corso del tempo, impegnate in una guerra che porterà Rossa e Blu a rincorrersi lungo la “treccia” del tempo, in su verso il passato e in giù verso il futuro, ad infiltrarsi nelle “ciocche”, innumerevoli linee temporali possibili e parallele in cui dare vita a impercettibili ma fondamentali torsioni temporali. Da una lettera lasciata da Blu come provocazione sul campo di battaglia proromperà un gioco di conoscenza reciproca prima, un amore profondo, ardente, totalizzante poi. Altre lettere seguiranno quella prima missiva di sfida. Lettere appassionate, a volte giocose, “affamate”, briciole nel flusso temporale plasmate nelle forme più imprevedibili – un seme di sommacco, un pugno di cenere, un fondo di tè, il pungiglione di un’ape. Intrigante la forma del romanzo, che ibrida fantascienza e genere epistolare con toni più spiccatamente sentimentali. Altrettanto interessante il processo creativo, che ha visto i due autori susseguirsi, in una sorta di botta e risposta, nella stesura delle diverse sezioni – il romanzo alterna le lettere di Blu e Rossa a brevi parti narrative atte a contestualizzare e seguire i loro movimenti. Seppur molto suggestivo, il contesto rimane a volte caotico e oscuro per il lettore, così come le motivazioni più profonde della “guerra del tempo” che fa da sfondo alla storia. Tale indefinitezza non pregiudica tuttavia il godere di una scrittura visionaria, poetica, che narra la relazione proibita di Rossa e Blu con grandissima varietà di sfumature, avvicinando immagini ora crude, ora eteree. Una scelta che pare volerci ricordare, tra le righe, le infinite possibilità della parola. La parola non è mai vuota, la parola è libertà. Le stesse lettere, dirà Blu a Rossa, in fin dei conti non sono altro che “una specie di viaggio nel tempo”. La parola può, infine, salvare, come avverrà nella battaglia personale di Rossa e Blu. Gli stessi El–Mohtar e Gladstone lo suggeriscono nella dedica al lettore: “I libri sono lettere nelle bottiglie, lanciate nelle onde del tempo, da una persona che cerca di salvare il mondo per un’altra”. Così si perde la guerra del tempo ha ottenuto i premi Hugo e Nebula per il miglior romanzo breve. All’orizzonte, una possibile trasposizione come serial TV.