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Crimini di prima classe

Crimini di prima classe

Grande eccitazione per la partenza della nave da crociera “Atalanta” dal porto di Southampton verso New York: la banchina sembra un formicaio tra viaggiatori appena sbarcati, facchini che scaricano posta, merci, bagagli e automobili, per ricominciare subito dopo a caricare “tesori”, fare il pieno di acqua e carburante, attendere i primi viaggiatori. Anche all’interno della nave il personale di bordo è parecchio indaffarato: in sala macchine si revisionano i motori, riparando e apportando tutto il necessario, lungo i ponti si puliscono le cabine, si gettano mazzi di fiori e ogni genere di oggetti abbandonati nelle cabine, cancellando ogni traccia di chi c’è stato prima a chi verrà dopo. Molti di questi sono sull’espresso “Ocean Liner” e tra questi c’è Benvenuto Brown, 35 anni, occhi azzurri, un gran sorriso da ottimista, pittore e giramondo, il quale, avendo lavorato nei servizi segreti inglesi durante la guerra, a volte alterna il suo lavoro artistico alla collaborazione con la polizia nella soluzione di casi. Sul treno Brown incontra una coppia di anziani coniugi, i Pindlebury, e inizia a fare conversazione. È quando si trova davanti la nave “Atalanta” però che si emoziona davvero: bianca, superba, imponente, lui non vede l’ora di partire. Assapora quasi la pace che vivrà nei giorni della traversata, senza telefono e lettere, solo dormite, letture e camminate sul ponte! È nei gradini della passerella, proprio davanti a lui, che nota una signora vestita di nero, ma con abiti non alla moda, come invece il resto delle signore che sono salite a bordo, anzi a dirla tutta con lo spirare della brezza gli giunge anche un leggero odore di naftalina...

Pur essendo un noir, si assapora subito il suo essere stato scritto da una donna quasi un secolo fa, perché è pervaso da un garbo retrò molto femminile che fa capolino da ogni riga. Il testo è infatti datato 1933, ma solo ora è stato tradotto in italiano, particolare questo che ci fa pensare con rammarico al tempo in cui siamo stati privati di un giallo così. Elizabeth Gill ne ha scritti solo tre, essendo morta giovanissima, a trentadue anni, ma pur se dobbiamo accontentarci vale senza dubbio la pena leggerli per la delicatezza dello stile e la capacità di farci entrare nell’atmosfera della crociera, anche se l’autrice non si perde certo in descrizioni ricche di particolari. Probabilmente dove non è arrivata lei con la trama arriviamo noi lettori con la nostra immaginazione, dal momento che la vita sulla nave “Atalanta” assomiglia in tutto e per tutto a quella che ci hanno descritto in film e libri sul “Titanic”: abiti sontuosi, sale addobbate, feste, ristoranti, balli, sale giochi, passeggiate sul ponte, riposo sulle sdraio con le copertine sulle ginocchia a gestire le folate di vento che di notte, poi, diventano tempesta. E il crimine - perché c’è, anzi questa addirittura è una crociera da tre omicidi - viene svelato solo alla fine: mentre nella seconda parte del libro l’autrice sembra indirizzarci verso alcuni sospetti, c’è poi la virata finale che lascia senza fiato, perché ci si aspettava tutt’altro. Ed è piacevole la lettura, dalla prima all’ultima pagina, in un crescendo di accadimenti e di storie dal microcosmo della crociera.