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Cronache dalla ditta

Cronache dalla ditta
In una città nebbiosa dell’operosa Padania un ragazzo con diploma da ragioniere lavora come operaio in una fabbrichetta a conduzione familiare. L'hanno assunto con mansioni da ufficio, poi un raccomandato gli è passato davanti e si è ritrovato a montare scatolette di alluminio. È lì da un anno, con zero prospettive e qualche probabilità di essere lasciato a casa, perché la crisi si fa sentire un po' dappertutto. Vive con la Pupina, la sua fidanzata, e con il suo gatto Fulvia, che parla, ma solo con lui. Sui suoi risvegli incombe la fatidica timbratrice aziendale, che al mattino, quando appunto timbra il cartellino, va sempre più svelta del suo orologio, poi in compenso cammina a passo di lumaca fino alla fine della giornata. Per fortuna che a far passare il tempo ci sono le chiacchiere coi colleghi: il Bomber, che gioca a calcio e a modo suo si interessa di cinema, il vecchio sentenzioso Gino, Almodovar, losco e techno-dipendente, e altri esemplari di un singolare campionario umano. Le conversazioni sanno di una moderna Babele. Ognuno segue il filo logico dei propri pensieri, in un’accozzaglia di scambi verbali abbastanza assurdi da fare invidia a Ionesco. Passa un anno, il ragioniere continua a fare il metalmeccanico, a tenersi stretto il suo malpagato posto fisso, a cercare di non farsi risucchiare dalla routine. E si convince che, se Rossella O'Hara avesse lavorato nella sua fabbrichetta, non avrebbe detto che "domani è un altro giorno". Avrebbe pensato che "domani è un giorno uguale a oggi"...
Andrea Cisi il metalmeccanico lo fa davvero e, come ha dichiarato in un’intervista (reperibile on-line su You Tube non si vergogna di scrivere un libro autobiografico, anche se i critici di settore lamentano la presenza di giovani autori che non sanno andare al di là del loro ombelico. Con umorismo e affettuosa ironia ripercorre un anno di lavoro, di ciarle, di problemi elementari quanto essenziali: come arrivare alla fine del mese con una busta paga di 900 euro, come sbarcare il lunario se ci si ritrova a spasso e non si ha nessuna specializzazione, come fare progetti se non c'è sicurezza per l’avvenire. Racconta la sua realtà - che è la realtà di tanta gente comune - con una parlata colloquiale punteggiata di vernacolo e spunti comici. Il suo alter ego non è ottimista come l'operaio (peraltro ultraspecializzato) Faussone de La chiave a stella. Non crede, come Primo Levi, che "amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra". Anche perché il suo lavoro non è propriamente il suo ideale. Però non si piange addosso e tira avanti sperando che il futuro non sia peggio del presente. Insieme ai suo compagni di ditta ci ricorda che, in un mondo di manager filibustieri e colletti bianchi rampanti, esiste ancora una classe operaia. E che ancora oggi va in Paradiso.