Nonostante la giuria del premio dei Vulcani si sia, come di consueto e con gran spregio del pericolo, riunita sull’orlo del cratere del Puy de Dôme, nel punto esatto in cui Pascal inventò il barometro, l’eruzione non è avvenuta, il premio non è stato consegnato tra lingue di fuoco, il presidente della giuria non è caduto nel cratere: i fotografi sono andati via delusi. Resta sempre accesa la speranza per le future premiazioni… I giornali hanno rilanciato la notizia dall’America: gli uomini verranno inscatolati, congelati a 196 gradi sotto zero, e risvegliati dal congelamento il giorno in cui verrà scoperto il modo segreto per smettere di invecchiare. Per garantirsi un giusto sostentamento, prima di entrare nella scatola, ciascuno effettuerà un investimento di centomila franchi. Secondo il famoso professor Ettinger, con un tasso di interesse composto del 3%, dopo tre secoli, quando verrà scongelato, l’investitore si ritroverà un gruzzolo di settecento milioni di franchi. A quel punto si potrà distinguere l’umanità intera in tre categorie: i morti, nei cimiteri; i vivi, impegnati nella vita quotidiana, e gli inscatolati, da tenere in sedi note solo alle autorità prefettizie, per evitare scherzi da parte degli eredi. Sempre il professor Ettinger ha calcolato che, se si riuscisse a congelare tutti gli americani nello stesso momento, si avrebbero quindici milioni di tonnellate di statunitensi da alloggiare da qualche parte. È stata proposta come sede di ibernazione la Siberia artica. Siamo forse, dunque, alle soglie di una società basata sulla “frigoriferità”… Il signore olandese si vanta di saper parlare in italiano. Giunto in Francia, ha deciso di imparare il francese ricorrendo ad un volumetto recuperato proprio in Italia, probabilmente un poco datato. In effetti, nel libro si indicano come denaro corrente le lire parigine, le pistole e le lire tornesi. Il testo inoltre mette a disposizione dello studente un ricco vocabolario di insulti, direttamente tradotti, per l’appunto, dall’italiano, lingua notoriamente “vivace e pittoresca”. E in più fornisce modelli per lettere commerciali, in cui, a mo’ di esempio, si racconta come i convogli di muli della spedizione di carta proveniente da Clermont-Ferrand si siano perduti lungo il cammino tra le nevi perenni, come alcuni siano caduti nei precipizi, o si siano infortunati valicando i passi alpini innevati… Secondo Cimo il Circostante, passato alla storia come “il filosofo sconosciuto”, il vuoto ha la forma di una pera. L’invenzione della lampadina, di fatto una pera contenente il vuoto, sembra dargli ragione. Anche Forcipete il Microciro sostiene non solo di aver visto il nulla, ma di averlo osservato anche di profilo. Dato che una pera mantiene la stessa forma sia che venga osservata di fronte, sia che venga osservata di lato, le ipotesi di Cimo e di Forcipete non si escludono a vicenda. Anche perché entrambi concordano sul fatto che il vuoto sia “la più leggera delle cose”. Ma se una lampadina casca per terra, si frantuma, a dimostrazione della fallacia dell’ipotesi: il vuoto a forma di pera è di certo più pesante dell’aria, e quindi non è “la più leggera delle cose”. Stessa cosa vale per il vuoto a forma di testa, o per il vuoto a forma di libro, che prenda o meno le sembianze del romanzo di successo, o del saggio filosofico. Se la regola della leggerezza valesse, almeno la metà dei libri della settimana, in giacenza sulle scrivanie dei critici letterari, prenderebbe il volo, operando una selezione di fatto della quantità di volumi da leggere… Ed ovviamente è così che il Divino rivela la sua grandezza…

Alexandre Vialatte nasce in Francia, a Magnac-Laval, piccolo comune nella regione attualmente nota come Nuova Aquitania, a pochi chilometri da Limoges, nel 1901. Traduttore di autori come Friedrich Nietzsche, Hugo von Hofmannsthal, Gottfried Benn, è il primo a tradurre dal tedesco e a far così conoscere ai lettori d’Oltralpe le opere di Franz Kafka. Si impone come romanziere con Battling il tenebroso (sua opera d’esordio, 1928), Berger, il soldato fedele (1942), I frutti del Congo (1951) con cui sfiora il prestigioso premio Goncourt. Muore nel 1971 a Parigi. Pur non raggiungendo mai in vita una vera e propria notorietà, attualmente Vialatte è considerato tra i grandi autori di lingua francese. Tra il 1952 e il 1971 l’autore invia settimanalmente al quotidiano “La Montagne” di Clermont-Ferrand - città dell’Alvernia, nel complesso montuoso denominato Massiccio Centrale - uno scritto ispirato a un fatto di cronaca, o a qualunque altra cosa gli passi per la testa. In quasi un ventennio sono circa 900 le cronache pubblicate: è il figlio Pierre, a trent’anni dalla morte del padre, a raccogliere per la prima volta le 898 cronache in un testo unico in due tomi: Chroniques de La Montagne (1952-1962 e 1962-1971). Nell’ambito dell’opera di riscoperta e divulgazione presso il pubblico dei lettori italiani degli scritti di Vialatte, Prehistorica Editore dedica all’autore un’intera collana di cui fanno parte i nove agili volumetti che raccolgono un compendio delle Cronache dalla montagna. In questi testi lo scrittore prende spunto da fatti di cronaca, pellicole cinematografiche, eventi locali, ricorrenze: intinge la sua penna nel calamaio del nonsense, dà vita a quadretti gustosi, narrazioni improbabili, castelli di carte costruiti a volte letteralmente sul nulla, ma sostenuti da uno sguardo sornione ed arguto, che sa diventare sarcastico, e che riesce al contempo a trasmettere al lettore un senso di malcelata meraviglia. E in effetti la lettura delle cronache rivela a tratti gli aspetti bizzarri, folli e assurdi della vita, delle convenzioni, degli usi e dei costumi. E svela, al contempo, la profonda intelligenza dell’autore, la sua sensibilità, la malinconia del saggio che traspare in occasione dei lutti e delle tragedie - si legga, ad esempio, la Cronaca del 15 ottobre 1963, Sicut nubes, quasi naves, velut umbrae, ispirata dalle morti di Édith Piaf e di Jean Cocteau, in cui si può ritrovare un riferimento al disastro del Vajont, avvenuto pochi giorni prima (9 ottobre 1963: “Soltanto feretri. L’attualità non ha nient’altro da offrirci. Felici coloro che ne trovano ancora uno. Spesso non ce ne sono per i morti in Indocina, in Cabilia, nelle dighe italiane. Intere montagne franano nei laghi…”), e che contiene un omaggio delicato e commosso alla memoria dell’amico Gérard Naudin. Tutte le cronache hanno, a mo’ di chiusa, una stessa frase, solitamente del tutto disconnessa dal contenuto dell’articolo, a testimonianza dell’umorismo originale e assurdo dello scrittore: “Et c’est ainsi qu’Allah est grand” (tradotto in italiano da Santuccio in “Ed è così che il Divino è grande”), a ricordo, secondo Pierre Jourde (La prima pietra, Paese perduto, Dalla montagna perduta) - che di Vialatte è estimatore, assieme ad altre grandi firme di lingua francese, come Amélie Nothomb, Jean Rolin, e che firma la postfazione del volume - dei due anni trascorsi da Vialatte al Cairo, e soprattutto a evocare lo stupore di fronte alla “strana bellezza del mondo”. Scrive ancora Jourde: “Le cronache di Vialatte evocano un’intera epoca della letteratura, della politica, del cinema, della moda e dei costumi. Solo in apparenza si danno come frammenti senza necessità, puramente circostanziali. Nell’insieme designano una vera e propria enciclopedia, ricca di dettagli pittoreschi, notizie curiose, scorci originali […] l’enciclopedia incongrua di un utopico sapere universale”.