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Cronache di un mondo in movimento

Cronache di un mondo in movimento

C’è un’umanità che cammina, attraversa deserti, frontiere, città ostili, epidemie, memorie spezzate. Al centro non c’è soltanto lo spostamento geografico, ma la frattura morale di un tempo in cui una persona su sette ha lasciato il luogo in cui è nata e in cui i confini non coincidono mai solo con le linee delle mappe, perché passano anche attraverso razza, religione, classe e genere. Da qui prende forma una riflessione sul nesso tra separazione e appartenenza, tra perdita della casa e ricerca di nuove forme di legame. La migrazione non appare come un’emergenza circoscritta, ma come la condizione generale del presente, una “mappa di lacerazioni” che investe corpi, paesaggi e memorie. Il testo si sviluppa come un itinerario che dalla Rift Valley etiopica, luogo simbolico delle origini umane, conduce al Sahara, alle zone di guerra, alle metropoli segnate dal razzismo, ai territori devastati dal cambiamento climatico e dalla fame. Non è mai soltanto cronaca del disastro: ogni luogo interroga il rapporto tra passato, presente e futuro, tra ciò che viene cancellato e ciò che ancora resiste. Nel deserto la sabbia che inghiotte villaggi e biblioteche diventa figura di una storia sempre esposta alla dispersione; nella pandemia si affaccia, per la prima volta dopo millenni, l’idea di una storia davvero comune a tutta l’umanità; nei viaggi e nei pellegrinaggi si cerca un senso alle separazioni e, insieme, una traccia di ciò che continua a unire. Ne nasce una domanda insistente: come guardare davvero il mondo senza trasformare il dolore altrui in distanza, statistica, astrazione? E come imparare a “sognare in modo diverso” senza rimuovere la violenza del presente?

A queste e ad altre domande prova a rispondere Anna Badkhen, nel saggio Cronache di un mondo in movimento, uscito per Feltrinelli Gramma nel 2025, in traduzione di Gioia Guerzoni. Nata nel 1975 in Unione Sovietica e da tempo residente negli Stati Uniti, Badkhen porta in questo libro l’esperienza di una reporter che ha seguito guerre e crisi in Afghanistan, Iraq, Somalia, Israele e Territori palestinesi, Cecenia, ma la trasforma in una scrittura più ampia del semplice reportage: undici testi che mescolano taccuino di viaggio, meditazione, memoria, geografia, racconto e riflessione civile. Il volume rilancia in forma letteraria temi oggi centrali come le migrazioni, il collasso climatico, il razzismo e la dislocazione. Il tratto più riconoscibile sta proprio nello stile: una prosa limpida e intensa, capace di tenere insieme orrore e stupore, prossimità e visione d’insieme, senza mai scivolare nel sentimentalismo né nel puro resoconto. Badkhen mira a modificare il punto di vista del lettore, sottraendolo alla passività del flusso mediatico e riportandolo a un’attenzione più concreta, più esigente. Il riconoscimento nella cinquina finalista al Premio Terzani 2026 conferma la rilevanza dell’approccio dell’autrice a questi temi anche nel dibattito italiano, dopo che il libro ha avuto una ricezione molto positiva negli USA dalla sua uscita nel 2022. Per struttura, tono e densità, è un libro adatto a chi cerca un saggio narrativo contemporaneo, a chi legge letteratura di viaggio e reportage d’autore, ma anche a chi vuole capire il presente senza rinunciare alla complessità della forma.