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Cucina in giallo

Cucina in giallo

Valencia. Di recente. Berta e Marta Miralles sono due dinamiche sorelle ispettrici, inesperte e giovanissime, brillantemente diplomate all’Accademia di Ávila, operative da un anno in servizio al commissariato di Russafa. Dopo infanzia e adolescenza nella campagna di Càlig coi genitori contadini (soprattutto l’aranceto), sulle colline del Maestrat in provincia di Castellón, sono magre, caratterialmente l’una l’opposta dell’altra, conviventi in un piccolo centrale appartamento e in un minuscolo ufficio, accomunate dal medesimo senso di giustizia. Berta è la maggiore, cauta disciplinata musona fumatrice lettrice; dopo la laurea ha avuto una forte delusione amorosa, dedicandosi poi solo allo studio e al lavoro. Marta è operativa entusiasta svelta allegra salutista; le piace ballare e cerca spesso di divertirsi con i ragazzi palestrati e con l’ultima moda. Insomma, forse Berta ha la vocazione ma non il carattere del poliziotto, Marta viceversa. La Policìa Nacional sta offrendo corsi di formazione a tutti i colleghi, facoltativi e gratuiti. Berta scegli inglese, Marta cucina thailandese. Conosciamo questo secondo gruppo di quindici, perlopiù donne, bell’insegnante affabulatore sulla quarantina, giovane splendida assistente silenziosa. All’uscita si fa vedere il quindicenne Gabriel, sostiene che la madre (corsista) è sparita. Marta finisce per scoprire un traffico d’oppio, prima o poi verrà fuori il cadavere...

Ennesima (sedicesima?) antologia di racconti gialli per la casa editrice palermitana, scritti per l’occasione, in continuità con le accorte riuscite sperimentazioni che hanno costituito una svolta nel genere del genere. Per l’edizione 2023 qualità media alta, testi godibili, intrattenimento garantito per palati più o meno sopraffini. Sono otto gli autori coinvolti della scuderia Sellerio, sei uomini e due donne: dopo il racconto di Alicia Giménez-Bartlett (il più lungo, protagonista l’ormai sessantenne ispettrice Petra Delicado - una meticolosa attaccabrighe, ossimoro vivente – che prosegue la nuova serie, primo di un volume collettaneo di otto, dedicati a piatti tipici e a chef, a diete e veleni vari), Francesco Recami (L’eterna lotta fra brodetto e cacciucco) nella casa di ringhiera di Milano, in terza con i vari inquilini vecchi e nuovi in gara; Gaetano Savatteri (Le stelle non vogliono saperne), in prima persona a dieta (teorica) con Saverio Lamanna e soci, là per Màkari e Monte Cofano; Alessandro Robecchi (Umiltà Luxury Experience) nel ristorante stellato di Milano, in terza sui poliziotti Ghezzi e Carella; Simona Tanzini (il più breve, Il timballo di Monsù) al corso di cucina, in prima con la cronista televisiva Viola e i colleghi giornalisti a Palermo; Marco Malvaldi (Concorrenza sleale), in terza sui quattro vecchietti del BarLume senza barrista e vicequestora, in un dibattimento processuale comunque, dalle parti di Pineta; Santo Piazzese (La vendetta dell’aglio cinese) nel garage dell’Università, in prima con l’esperto biologo Lorenzo La Marca a Palermo; Antonio Manzini (Killing food) fra cuoche e nutrizionisti, in terza sul mitico Rocco Schiavone ad Aosta. Ancora una volta il tema è interpretato da tutti con ironica originalità, ben gestito attraverso personaggi ormai cari a tanti. La lunghezza è abbastanza omogenea, la raccolta ribadisce una contaminazione d’impatto sul pubblico, che non inficia gli stili noti e amati di ogni autore, nel modo caratteristico di ogni relativa serie di romanzi. Impossibile citare tutti i vini e liquori citati o le colonne sonore e i crediti musicali, ormai conoscete gli autori e si può lasciar vagare l’immaginazione con competenza.