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Cuore di rabbia

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Il vicequestore Giulia Ferro e l’ispettore capo Alfio Russo si sono conosciuti il 12 dicembre, anniversario della strage di Piazza Fontana. Lei - appena arrivata nel suo nuovo ufficio della questura di Milano - era piuttosto arrabbiata con il mondo intero ed era alla ricerca di qualcuno da odiare. Lui - alto, biondo, barbuto, sorridente - aveva l’aria di uno che vive di battute; quindi, pareva proprio ciò di cui la Ferro aveva bisogno. Da quel giorno sono trascorsi quasi tre anni e i due, incredibilmente, vanno d’accordo, e anche parecchio. Giulia, che a Milano non voleva tornare, ha trovato una città diversa da quella che ricordava ed è riuscita a scovare anche una casa che le somiglia: piena di luce, solitaria ma viva e curiosa. Ora, in ufficio, Giulia sta raccontando ad Alfio il sogno che ha fatto: si tratta di Letizia Giorgi, una sua compagna d’università, morta venticinque anni prima. Una fine orribile per una ragazza che all’epoca aveva ventidue anni. Fu bruciata ed anche il suo cane fu ammazzato, mentre il colpevole non è mai stato scoperto. Giulia realizza che all’epoca le due non erano propriamente amiche e, mentre sale in auto e Alfio si mette al posto di guida - è appena stato trovato un cadavere sul ciglio della strada, in tangenziale tra l’uscita di Assago e quella di Rozzano - cerca di richiamare alla mente l’immagine della giovane: capelli neri e lisci tagliati a caschetto, occhialini tondi e viso anonimo, spalle strette, fianchi e cosce abbondanti. In pochi minuti Russo e la Ferro raggiungono il luogo del ritrovamento e, ad eccezione della volante che ha risposto alla chiamata di un automobilista - sceso dall’abitacolo per controllare una gomma ha notato, poco più in là, un sacco nero dalla sospetta forma umana - nessun altro è ancora sopraggiunto. Intanto, la pioggia ha ricominciato a cadere a catinelle…

Una poliziotta che non teme di guardare in faccia la realtà; una donna che sa trovare, tra notti insonni e caffè consumati all’alba, i segreti più nascosti riposti tra le pieghe dell’animo; una professionista che, grazie ad un senso critico che non concede scampo, sa analizzare con obiettività la delicata e difficile relazione tra genitori e figli, che diviene ancor più drammatica e irrisolta quando è caratterizzata dalla mancanza di amore, così totale e profonda da fare male. Questa è Giulia Ferro, protagonista di quella che si spera sia solo la prima di una serie di vicende scaturite dalla fantasia di Marina Visentin, giornalista, traduttrice, consulente editoriale, una laurea in filosofia e un passato da copywriter in un'agenzia di pubblicità. Giulia è un giovane vicequestore, una donna arrabbiata, ambiziosa e fragile, a volte sopraffatta dai ricordi di un passato scomodo, difficile da metabolizzare e da razionalizzare, un passato fatto di immagini dolorose come uno schiaffo in pieno viso. Dopo essersene allontanata per trovare un po’ di pace, la donna fa ritorno a Milano - città della quale la Visentin racconta con abilità le zone note e quelle più cupe - e si trova subito ad affrontare un caso di scomparsa piuttosto complesso, che la vede spesso annaspare tra risentimenti familiare, invidie, avidità e sotterfugi. Inoltre, l’assassinio di una amica – un cold case del quale non si è mai trovato l’autore - agita le sue notti e la costringe ad impaludarsi in un’indagine ufficiosa che la porterà a scontrarsi con altre bugie e con nuovi misteri. Con una prosa intensa ed un’abile capacità di raccontare, che rivela un’accurata conoscenza dei meccanismi che fanno di un romanzo un’ottima lettura, la Visentin racconta i complicati puzzle che abitano la mente dei suoi protagonisti e riesce a mantenere una tensione costante per tutta la durata della vicenda, fino all’imprevedibile colpo di scena finale, che riannoda i fili sparsi di due storie solo apparentemente scollegate. In un’intervista, l’autrice ha affermato: “Ho studiato Filosofia e Psicologia e certamente viene da lì l’interesse per i meandri della mente umana, per quello che c’è di profondo e di oscuro dentro di noi, di non risolto e forse irrisolvibile”. Cinismo, freddezza ed egoismo animano i cuori di molti dei personaggi del romanzo e Giulia - il cui cuore è invece arrabbiato sì, ma anche estremamente aperto verso il prossimo - riesce a smascherarne la malvagità in nome di quella verità che è da sempre il suo credo.