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Cuore di serpente

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Francesca getta il quotidiano a terra, si alza dalla sdraio e va incontro a Giulio. L’uomo non può fare a meno di notare come la donna, nonostante i quarant’anni passati, conservi ancora la tonicità e l’agilità di una ragazzina. Sa che Francesca non si risparmia nell’attività fisica e, per aiutarsi a rallentare il naturale processo d’invecchiamento, ricorre a qualsiasi rimedio. Sdraiata su un lettino poco distante, Giulio scorge un’altra donna, dai capelli bianchi e l’apparenza piuttosto raffinata. Si tratta di Nicoletta – l’informa Francesca – un’amica milanese che di mestiere fa l’arredatrice. Mentre la padrona di casa si dirige verso l’interno dell’abitazione per mostrare all’ospite la propria camera, Giulio non può fare a meno di sentirsi rinfrancato dalla sensazione di fresco che avverte non appena oltrepassa la portafinestra che affaccia sul giardino. Avrà fatto bene ad accettare l’invito dell’amica e ad allontanarsi dalla città per raggiungerla? Giulio è dibattuto: Francesca è gentile ed estremamente disponibile; tuttavia è parecchio invadente e questo aspetto, alla lunga, potrebbe infastidirlo. Ed eccola, infatti, la prima domanda inopportuna, che Giulio avrebbe voluto ricevere più avanti nel tempo. Francesca gli ha appena chiesto novità in merito al suo prossimo romanzo. Peccato che di novità non ce ne sia neppure mezza. L’ultimo scritto pubblicato ha ottenuto un buon successo di critica ed è stato parecchio apprezzato anche dai lettori. Ora, però, pare che l’ispirazione l’abbia abbandonato e fatica a trovare quella concentrazione che potrebbe consentirgli di sfornare una nuova storia. Nel frattempo, sono trascorsi tre anni. E negli ultimi tempi, ad appesantire una situazione già piuttosto complessa, si è aggiunta la fatica del suo rapporto con il compagno Alberto, per il quale gli sembra di non provare più alcun sentimento. Francesca osserva l’amico intento a vuotare il contenuto della propria valigia per riporlo nell’armadio. È dimagrito e le spalle sembrano più strette del solito. Gli appare stanco e avvilito. Ha fatto bene ad invitarlo: stare lontano dalla città non potrà che aiutarlo a svagarsi…

Passione, inquietudine, angoscia e la giusta dose di morbosità. Il romanzo di Giovanni Montini – torinese trapiantato a Roma, da sei anni in forze presso la prestigiosa Maison Valentino – miscela sapientemente questi ingredienti e riesce a dar vita a un cocktail equilibrato e godevole. Uno scrittore in crisi professionale e sentimentale; una coppia di amici che lo invita a trascorrere qualche tempo nella loro casa durante il periodo estivo; l’arrivo inaspettato di un terzo ospite che rompe gli equilibri e diventa, per lo scrittore, oggetto di desiderio e sfrenata passione. Quel che ne nasce è una relazione torbida, dai risvolti inquietanti; un gioco che si fa sempre più pericoloso e può sfociare nel più grave dei rischi: quello di soccombere. L’autore è abile nel mantenere la giusta tensione in ogni pagina, consentendo al lettore di andare a scandagliare gli abissi più profondi dell’animo dei protagonisti, là dove si annida qualcosa di angoscioso e torbido. In un crescendo di crudezza emergono verità inattese, mille dubbi assalgono il lettore e lo mantengono teso fino all’epilogo, inaspettato, amaro e drammatico. Una scrittura asciutta ed efficace, che non teme di inabissarsi nella parte più profonda dell’interiorità umana, cupa come le atmosfere narrate da Patricia Highsmith. Un romanzo che si ispira al celebre film La piscina di Jaques Deray, con Romy Schneider e Alain Delon, di cui ricalca la drammatica potenza delle scene e la disperazione di fondo dei protagonisti.