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Curare i bambini è la mia medicina

Curare i bambini è la mia medicina

Quando Franca Fossati Bellani ha iniziato a lavorare, tra i bambini che si ammalavano di tumore otto su dieci non sopravvivevano. Non c’era nessuno che si occupasse di loro, di loro in particolare, e non era previsto un posto dedicato in ospedale, così i bambini venivano ospitati in qualche reparto per adulti. Poco alla volta quelle sistemazioni provvisorie sono diventate piccole stanze, poi reparti, quindi è arrivata la scuola in reparto, la casa per le famiglie, il protocollo per gli adolescenti, il supporto psicologico... è stato costruito, insomma, quel ponte necessario tra oncologia e pediatria. Franca è su un treno Roma-Milano quando prende la decisione di diventare medico. È il 1960, la sua passione in realtà è il pianoforte e questa specie di folgorazione è sostenuta principalmente da una fortissima curiosità: quella di occuparsi della realtà dell’uomo. Terminato il liceo, la sua decisione viene vagliata dalla famiglia, soprattutto da suo padre, che vorrebbe una prova sperimentale – il responso scientifico di un test psicologico – per confermare l’aderenza di proposito e inclinazione. Il test suggerisce alla giovane Franca di scegliere studi di architettura, ma per fortuna la sua famiglia ritiene che in ogni caso la figlia debba avere la possibilità di intraprendere la strada che desidera, al pari dei suoi fratelli...

Inizia così la storia della Dottora, come la chiamano all’Istituto, inizia dal principio. La famiglia, le gite in montagna, le piccole difficoltà della scuola che mettono alla prova la sua autostima. Per continuare con la rievocazione dei bambini e dei ragazzi che ha incontrato negli anni, che ha curato con la competenza del medico e le doti di una persona di rara sensibilità. Rispondendo alle necessità della memoria – quel bisogno di “salvare la vita” degli altri, di conservare il coro di tutti gli uomini, anche la voce di chi non è più qui – decide di raccontare la sua esperienza. Nel 1967, Franca era la prima donna medico all’Istituto dei Tumori di Milano, e una delle poche in un ambiente medico scientifico allora quasi esclusivamente maschile. Agnese Codignola, giornalista scientifica, l’ha aiutata a mettere ordine in quella materia complessa che è la sua straordinaria vicenda professionale e di vita. Oggi, le prime tragiche percentuali si sono ribaltate: sono in tanti a salvarsi. Tra i suoi ex pazienti, c’è anche una stella di un importante Teatro dell’Opera tedesco e alcuni dei bambini che ha curato sono diventati medici a loro volta. Un inno alla vita, all’impegno personale e alle persone, che devono sempre essere messe al centro, nonostante - al di là e con - la loro malattia. La copertina di Giulia Pex, illustratrice di ciò che non è visibile agli occhi, parla chiaro: la cura è una carezza che fa scaturire una luce calda sotto la guancia di chi la riceve.