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Cyberiade

Cyberiade

Nacchere e négligé, narghilé e narcotici, nodi, narcisi, nembi, nettare, nuclei, neutroni, nafta, nettapipe, ninfe, naiadi: sono alcune delle creazioni della macchina fabbricata da Trurl. L’inventore del marchingegno desiderava che fabbricasse cose la cui iniziale fosse N. Il congegno eseguiva alla lettera le istruzioni, finché non ricevette l’ordine di sfornare l’incomprensibile natrium. E tutto si complicò: se la Notte sembrò facile a realizzarsi, la Natura affollò il laboratorio di Trurl di un catalogo di oggetti scientifici… La figlia del re Armorico è la più bella, lo sanno anche gli abitanti delle stelle più lontane, Ferrix, prossimo re degli Ioduri, ambisce alla sua mano per l’eternità. L’ambizione è folle, disperata, perché la principessa è promessa a un Visopallido, una di quelle creature sbavanti, che camminano scivolando ed emettendo lamenti, abitanti di una galassia fatta di scorie, muffe e calcare…“Trurl e Klapaucius erano stati allievi del grande Kerebron di Umptor, che per quarantasette anni, nella scuola di Nullità Nientica Superiore, aveva insegnato teoria generale della draconicità. Tutti sanno che i draghi non esistono. Tuttavia, se da un lato questa affermazione semplicistica può accontentare il profano, dall’altro non è certo sufficiente ad appagare una mente scientifica”…

Trurl e Klapaucius sono due geniali costruttori. Creano in competizione, dominando le proprietà degli elementi e, talvolta, sovvertendo le leggi della natura. La loro scienza nasce dalla magia e, in questa raccolta di racconti, la fantascienza vive con la favola. Dai mondi incantati derivano i re tirannici e i principi maldestri, le principesse dotate di bellezze stellari e una manciata di regole cavalleresche. La presenza di macchine e congegni, fasci di particelle e soluzioni complicate a problemi semplici anticipa, invece, il filone di sci-fi divertente e affabulatorio. Oltre che ingegneri stravaganti, Trurl e Klapaucius sono, a loro modo, filosofi: ragionano per assurdo e danno l’innesco ad avventure e dialoghi che si trasformano in esperimenti mentali e interrogativi etici. Cosa succede se qualunque cosa si può creare dal nulla? Chi ne è il responsabile? Dove finisce il costruttore e comincia la creatura? Non va dimenticato il contesto in cui Cyberiade nacque. Il 1965 era ancora il tempo della censura nell'Europa dell'Est, e Lem — cittadino polacco, scrittore sotto regime comunista — non poteva permettersi allegorie troppo esplicite. Oltre la comicità cosmica si intravede una satira politica profonda, capace di colpire il potere con armi non alla portata di chiunque. Cyberiade piacerà anche ai cultori di Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams; intanto invita alla scoperta di uno scrittore prolifico e originale. Quando furono pubblicati i racconti (1965), Stanisław Lem era già stato consacrato nell’Olimpo degli autori di questo genere grazie a Solaris, romanzo fortunato, acclamato da pubblico e critica. Poco prima era uscita anche l’antologia Fiabe per robot che, a differenza di Cyberiade, presentava storie slegate tra loro ma con il medesimo stile: surreale fino al nonsense, comico e tenero. E straniante, nel distacco tra il sapore antico di vicende che evocano il medioevo e teorie scientifiche reali, dalle equazioni dell’elettromagnetismo alla simulazione del funzionamento del cervello per carpire la coscienza o il libero arbitrio.