Salta al contenuto principale

Da che parte stai? Tutti siamo chiamati a scegliere

Da che parte stai Tutti siamo chiamati a scegliere

Palermo, 12 marzo 1948. La famiglia Grasso stretta intorno al tavolo per il pranzo ascolta il notiziario alla radio. La notizia della morte in ospedale del piccolo Giuseppe Letizia, dodici anni, viene divulgata omettendo molti dettagli, con il chiaro intento di farla apparire come una morte accidentale. Ma è chiaro che dietro ci sia l’intervento dei cosiddetti uomini d’onore. Quell’evento resta impresso nei ricordi di un giovane Pietro Grasso, a tal punto da condizionarne le scelte lavorative e di vita. Lo ritroviamo nel 1980, nel ruolo di magistrato a Palermo. È il 6 gennaio, un giorno di festa che vede la famiglia riunita a casa. Il giovane Maurilio si è macchiato di un reato ben conscio di avere un padre e una madre devoti alla giustizia. Appropriazione indebita di dolci, trafugati dalla calza della Befana. Le prove parlano chiaro. Purtroppo, una chiamata di lavoro richiede l’intervento del magistrato di turno sulla scena di un crimine e papà Pietro deve uscire con urgenza. “Quindi da qualche parte hanno ucciso un uomo?” chiede perplesso il bambino. Quell’uomo è Piersanti Mattarella, presidente della regione Sicilia, colpito mentre si stava recando alla messa con la famiglia. Un omicidio eccellente, una attentato mafioso. Nasce così l’idea del pool antimafia, ad opera di Rocco Chinnici, composto dai migliori investigatori e magistrati. La sua costituzione ufficiale avvenuta sotto Antonino Caponetto, successivamente alla morte di Chinnici nel 1983, spianò la strada al primo Maxiprocesso a Cosa Nostra. Il pool composto da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta, poteva contare anche su esponenti delle forze dell’ordine come Angiolo Pellegrini e Ninni Cassarà. I primi successi dell’organizzazione antimafia scatenarono azioni di rivalsa, prima intimidatorie e successivamente risolutive, nei confronti dei membri coinvolti nelle indigni e dei loro familiari. Come nel caso del vicequestore Cassarà, ucciso da una pioggia di oltre duecento colpi di kalashnikov di fronte a moglie e figlie, a distanza di pochi giorni dall’assassinio del commissario Beppe Montana.

Ci sono storie che non chiedono il permesso di essere raccontate: bussano, insistono, tornano a galla come un dovere morale. Da che parte stai? nasce così, dal bisogno di trasformare una memoria privata, quella di Pietro Grasso e di suo figlio Maurilio, in un racconto collettivo che ci riguarda tutti. L’idea prende forma grazie alla collaborazione dello stesso Grasso con il giornalista Alessio Pasquini, da anni impegnato in progetti dedicati alla legalità, e coinvolge Emiliano Pagani alla sceneggiatura e Loris De Marco ai disegni. L’importanza del progetto emerge già nella prefazione di Geppi Cucciari, che scrive: “È la storia di chi sa fare la cosa giusta inseguendo un senso di legalità, di giustizia, ma anche di giustezza. Che spesso arriva solo aggiustando ciò che si è rotto”. Un graphic novel che non si limita a ricordare: interroga, mostra ferite mai rimarginate, richiede risposte. In un’Italia che spesso dimentica troppo in fretta, Da che parte stai? è un promemoria necessario. Tra le sue pagine si ricostruiscono decenni di violenza mafiosa e di resistenza civile: l’omicidio di Placido Rizzotto, l’assassinio di Piersanti Mattarella, la nascita del Pool Antimafia, il Maxiprocesso, gli attentati a Chinnici, Falcone e Borsellino, le rivelazioni di Giovanni Brusca. Le sue immagini restituiscono al lettore, in modo immediato, la complessità di una stagione che ha segnato il Paese. È un’opera che non si limita a documentare: chiede di prendere posizione. Il titolo stesso riflette un pensiero che Grasso ripete da anni: la lotta alla mafia non è un compito dei magistrati, ma una responsabilità collettiva. In linea con i progetti della fondazione Scintille di futuro (a cui viene devoluta parte del ricavato), questo fumetto vuole rivolgersi a ogni generazione, soprattutto alle più giovani, per “costruire cittadinanza, consapevolezza, responsabilità”. In fondo, questo progetto ci ricorda che la scelta non è mai astratta e ha un peso: ha il volto di chi non c’è più e quello di chi verrà dopo di noi. Sta a noi decidere se guardare altrove o restare.