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Da gambero a balena

Da gambero a balena

Essere gamberi in un mondo di balene significa convivere con la condanna di essere accerchiati da forze incontrollabili, in un oceano che non è mai abbastanza grande da rendere le minacce lontane. Cina e Giappone sono state le due balene di quell’affascinante e controverso stato che è la Corea del Sud. Gli appassionati di tecnologia la conoscono oggi come il paradiso dell’innovazione. I beauty guru la collegano alla skincare e alla tanto agognata glass skin. Gli esperti di cucina la venerano per le particolari tecniche di fermentazione degli alimenti e per il saporitissimo kimchi. Eppure, la Corea non è stata sempre e solo questo. In un momento della sua storia, le sue tradizioni erano soffocate dalle potenze vicine e lontane, come Cina, Giappone e Stati Uniti. Lo spaccamento che ha diviso la Corea in due fazioni, quella del Sud, alleata degli americani, e quella del Nord, comunista, ha determinato uno stato di miseria paragonabile a quella dell’Africa subsahariana. I dati riportano che, durante la metà degli Anni Cinquanta il PIL pro capite era di circa 67 dollari. Tuttavia, nella più totale miseria, ecco emergere i primi tratti di un laborioso popolo, del tutto estraneo alla volontà di lasciarsi sconfiggere. La vera forza trainante del Paese furono i cheabol: agglomerati industriali di proprietà di un’unica famiglia. Tra gli esempi più noti vi sono Hyundai e LG. Ancor più combattive sono le donne. Dopo aver vissuto secoli di repressione e soprusi, arriva il movimento #MeToo e la fine del silenzio. Nel 2015 le donne coreane riescono ad ottenere la depenalizzazione dell’adulterio. Corea non è quindi solo K-Pop e pupazzetti colorati. È molto di più. È un gambero diventato balena allo scopo di proteggersi, soprattutto da sé stessa...

Ramon Pacheco Pardo è insegnante di Relazioni Internazionali al King’s College di Londra, oltre ad essere un grande studioso ed esperto della Corea. Da gambero a balena è il saggio nel quale racchiude gran parte del suo sapere e del suo amore per questo Paese. L’autore parte fin dalle fondamenta, raccontando ciò che accadeva ancor prima dei domini cinesi e nipponici, mentre la dinastia Joseon prendeva decisioni che sarebbero risuonate fino ai nostri giorni. Una di queste fu la scelta della capitale, Hanseong, odierna Seul. La scelta della città fu dettata dal suo ottimo feng shui: circondata da quattro alte montagne che la riparavano dai venti impetuosi. È il colpo di stato di re Taejo, legato al confucianesimo, a determinare la prima disfatta dell’idillio coreano. La storia ha perciò un ruolo fondamentale all’interno del volume. Esso parte dal concetto che tutto ciò che oggi conosciamo ha un’origine ben precisa e databile. I dettagli sono molti e denotano la sconfinata preparazione dell’autore. Pur trattandosi di uno studioso, il linguaggio però non risulta mai distante e freddo. La scrittura è semplice, prosegue con un ritmo costante e spiega concetti complicati in un modo semplice e naturale. Dalle origini si passa alla modernità, nei suoi tratti più bui e in quelli più luminosi. Non si sofferma tuttavia a moralizzare la divisione catastrofica del Paese. Si limita a narrare i fatti, lasciando al lettore la possibilità di formulare un’opinione in merito. Il finale è un tripudio di colore e un omaggio all’adolescenza della generazione X. Tutta l’estetica Pop emerge dalle pagine, spiegando, anche in questo caso, la sua peculiare origine. Un vero gioello per gli appassionati.

LEGGI L’INTERVISTA A RAMON PACHECO PARDO