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Da grande farò la giornalista

copertina del libro

Alcuni tra i primi e più significativi articoli firmati da Oriana Fallaci risalgono al 1947. All’epoca, è una giovane donna che ha già vissuto molto per la sua età: ha fatto la staffetta partigiana durante la guerra da poco conclusa - toccandone con mano l’orrore - e ha assorbito una tenace ostinazione nel difendere la libertà a ogni costo. Inizialmente iscritta alla Facoltà di Medicina, il richiamo della carta stampata, sostenuto da una straordinaria padronanza della lingua e dall’incoraggiamento del padre e dello zio Bruno (noto giornalista), la spinge ad abbandonare gli studi universitari per dedicarsi anima e corpo al giornalismo. Il libro, impreziosito dall’introduzione di Ferruccio de Bortoli, si apre con l’esegesi de “Il Mattino dell’Italia centrale” (da non confondere con l’omonimo quotidiano partenopeo), testata presso cui la Fallaci inizia il proprio praticantato, ripercorrendone i cambi di direzione, nome e orientamento politico. L’opera analizza poi la selezione degli articoli scritti da Oriana tra il 1947 e il 1953, evidenziando in modo inequivocabile la sua maturazione professionale. Un percorso che prende le mosse dalla cronaca giudiziaria con il processo a Brandimante, capo della squadraccia responsabile della strage di Torino - ed è emblematico come, pur ricorrendo a parole incisive, la Fallaci partigiana riesca a mantenere una cronaca rigorosamente asettica. Tra i vari pezzi scelti dagli autori figurano poi l’intervista strappata quasi con un’imboscata a Christian Dior, il resoconto di un concorso di bellezza canino, gli incontri con personaggi come il timido Clark Gable o il racconto della nascita della colonia per i bambini poveri di Certaldo…

C’era davvero bisogno dell’ennesima raccolta di articoli di Oriana Fallaci? Forse no, ma va riconosciuto che questo volume curato da Giuseppe Fedi e Piero Meucci si distingue nettamente dai precedenti. La selezione oculata dei testi mostra la crescita della donna, ancora prima che della giornalista, mettendo in luce un talento narrativo straordinario e un intuito infallibile nel cogliere il nocciolo delle questioni. Con poche parole ben calibrate, la Fallaci sapeva restituire l’essenza di personaggi e vicende, individuando quel dettaglio rivelatore capace di anticipare gli sviluppi futuri. Ne è un esempio l’articolo dell’ottobre 1953 scritto da Londra sulla storia di Mary e Marjorie, pioniere delle cosiddette “after war girls”: un fenomeno sconosciuto altrove, che vide quasi un milione di giovani borghesi scegliere l’emancipazione attraverso il lavoro. Per loro nacquero persino ostelli dedicati, dove ragazze poco più che sedicenni trovavano rifugio e protezione, spesso under la supervisione di associazioni religiose e donne severe, attente alla morale. Pur conducendo una vita priva di grandi soddisfazioni, queste giovani preferivano la fatica dell’indipendenza per costruirsi un futuro autonoma. Due mesi più tardi, la Fallaci si dedica al mondo delle donne in divisa, indagando le motivazioni che le spingono ad arruolarsi e il rispetto che riescono a conquistare tra i colleghi maschi - quel medesimo rispetto che Oriana prenderà e prenderà da ogni uomo incontrato nella sua lunga carriera. Seguiranno poi i reportage sulle associazioni delle donne alte, di quelle basse e delle casalinghe in lotta per i propri diritti. Viene da pensare che, pur essendo ormai una donna di ventiquattro anni, Oriana abbia assorbito da quel mondo qualcosa di profondo e intenso, destinato a segnare per sempre il suo percorso.