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Da parte di madre

Da parte di madre

“Telefonate?”. La domanda è sempre quella. La risposta può variare: Federica, 14 anni, ha capito che rispondere “Nessuna” non le conviene. Sua madre ha bisogno di sapere che il telefono ha squillato, che il suo grande amore, il Fisico, ha tentato di mettersi in contatto con lei. Anche le telefonate mute sono ricondotte a una testimonianza del suo amore, così come i sospiri, o il riattaccare frettoloso. E mentre la madre come una sentinella veglia sul telefono, Federica cresce, fa l’amore con un ragazzo più grande di lei, smette di andare a scuola, viene bocciata, ingrassa, non va in bagno, inizia ad andare in analisi, impara a guidare la macchina, e di tanto in tanto fa da madre a sua madre. Ma non era sempre stato così, era stato “meglio” (per due lunghi anni Federica era stata il centro delle attenzioni materne: un incidente in motorino, il femore rotto, le operazioni, la riabilitazione…) ma era stato anche molto peggio: se l’adolescenza di Federica è contraddistinta dalla sensazione di perdere sua madre anche se questa è costantemente presente all’interno delle mura di casa, la sua infanzia è stata contrassegnata dal terrore di vederla uccisa dall’uomo che le aveva fatto tornare il sorriso e venire lividi in faccia dopo la separazione dal padre. Federica, 8 anni, reagisce come può ai pestaggi sempre più frequenti: afferra Pepe, il suo criceto “biondo”, lo tortura di carezze. “Delle volte mi sfuggiva, non voleva essere imprigionato, ma io avevo bisogno di tenerlo vicino a me: era una specie di mantra, una salvezza”…

Quattro case e una stanza. Via Guido Banti, via del Pellegrino, via Oglio, Via Nemorense e l’ultima stanza. La versione di Federica De Paolis è per sua stessa ammissione parziale. Omettere è la prima, tra le tante, eredità “da parte di madre”. Contenere e mitizzare sono le altre due ancelle di questo memoir, misurato e magnetico, che ti spezza il cuore e te lo ricompone: e nella somma di tutte le sue parti compie il miracolo di regalarti un cuore più grande e più forte di quello che avevi. Allo stesso modo manda in frantumi l’ideale materno e restituisce il ritratto di una donna fragile ma iconica e reale. Capovolge il rapporto madre-figlia annullandone i contorni e i limiti, lasciando che i ruoli non siano mai definiti, ma sempre sfumati e pronti a contaminarsi e invadersi reciprocamente, come le case che si abitano nel corso di tutta la vita. Una storia può essere parziale, non veritiera, omissiva, una madre può essere assente pur nella sua costante presenza, non canonica, manchevole. Eppure la potenza di certe storie e la luminosità di certe figure continueranno a brillare da lontano, avvolte in una nuvola di fumo, in un accappatoio bianco, accanto a una segreteria telefonica.