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Da quassù

Da quassù

Mario ha concluso la videochiamata con la figlia in Australia. Ha fatto in modo che nulla del suo reale stato d’animo trapelasse nel corso della conversazione. Il display dello schermo gli restituisce, dolorosamente, l’immagine della defunta moglie Lucia. Sono le sette del mattino e Mario ha deciso che quello sarà il suo ultimo giorno di vita. Un tempo è stato un imprenditore di successo. Poi la crisi, le cartelle esattoriali, l’esser costretti a scegliere se pagare i fornitori, i dipendenti o lo Stato. La malattia fulminante che gli ha portato via Lucia e il contemporaneo fallimento della sua azienda lo hanno chiuso in un tunnel di disperazione senza uscita: Mario ha perso tutto. Fatimah è sveglia dalle cinque. È “una colf, una badante, una lavapiatti, una cameriera; va nelle case, nei ristoranti, ovunque le offrano un lavoro, pure malpagato, anche straziante [...] qualunque cosa pur di non stare sulla strada”. Quando sale sul terrazzo per stendere il bucato, prima di uscire per la sua lunga giornata fitta di appuntamenti da un capo all’altro della città, vede l’uomo in procinto di saltare. Al comando dei Vigili del Fuoco pompieri fanno colazione tutti insieme: c’è chi ha terminato il turno di notte, e chi, come Pier, ha appena indossato la divisa. Lo schermo del computer su cui compaiono le chiamate si anima: una richiesta di soccorso. Brutta storia: un “invasato”, come viene definito in gergo. Un aspirante suicida. E a Pier tornano in mente tutti coloro che nel corso della sua carriera non è riuscito a salvare, “quelle mani tese, sospese, in viaggio verso il vuoto, altre volte gettate fuori dai finestrini di un’auto ribaltata o ancora, disperate, tra i flutti, tra le fiamme, sotto le macerie”...

“Salvare o non salvare è comunque sempre una responsabilità. Decidere o tentare di decidere della vita o della morte di una persona è un atto di presunzione, prima che di coraggio...”. Poeta, scrittore, fondatore della rivista letteraria viaoberdan.it - divenuta poi suo blog personale -, autore di testi teatrali, delle sceneggiature e dei soggetti di alcuni albi del fumetto Nathan Never, dopo l’esordio con il romanzo La leggenda del burqa (2016), Thomas Pistoia, classe 1971, torinese d’origine, torna in libreria con un testo che sembra prestarsi con naturalezza alla trasposizione scenica. Il personaggio di Pier, il pompiere che si porta dietro le tracce delle vite che non è riuscito a salvare, per profondità descrittiva e ricchezza di sfaccettature - il lettore ne scoprirà forse la motivazione nei ringraziamenti a fine libro -, colpisce sin dalle prime pagine, seguito da quello poeticamente tragico di Fatimah, la donna dal passato straziante, in fuga dagli orrori della guerra e delle tratte dei migranti. Più stereotipati appaiono invece i personaggi di Mario, l’aspirante suicida con un passato da imprenditore militante leghista, e di Aspide, il sadico e vendicativo trafficante di esseri umani che introduce nella narrazione un elemento grottesco che trova compimento in un finale da action movie. Seppur la trama non presenti particolari evoluzioni, il romanzo si fa apprezzare per la ricchezza di sottotesti, per la scrittura fluida, per la scintilla di speranza che riluce tra le righe.