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Da quassù

Da quassù

È primavera, un sole bellissimo splende nel cielo azzurro e stormi di rondini volano dall’Africa verso l’Europa. Dopo aver attraversato il Mediterraneo sorvolano la Sardegna, ma una di loro scivola fuori rotta e inizia a piroettare gioiosa. La compagna di viaggio la scruta con sorpresa, ma basta uno sguardo verso il basso per comprendere il motivo di tanta felicità: uno spettacolo di colori si estende sotto di loro e abbraccia le case e le strade di un piccolo paese sardo, adornato splendidamente da affreschi sui muri, statue di terra e di pietra, fiori e frasi in varie lingue. Le rondini sentono il profumo del mirto, degli agrumi e del miele, mentre un suono incantevole, come musica fatata, fluttua nell’aria e le lascia estasiate: “Anche la pietra ha una voce”, dice una delle due. Entrambe hanno il cuore pieno di emozione perché ciò che vedono e sentono è bello e armonioso. Le due rondini non seguono il resto del gruppo, ma si fermano nel “Paese Museo”, nel paese di “Orticedro”, dove tutto ha un’anima, anche le pietre e tutto è stato creato attraverso la solidarietà, l’amicizia e l’armonia…

“La pietra è la spina dorsale del mondo”, recita un detto della civiltà Inca che lo scultore sardo Pinuccio Sciola sente in Cile, durante uno dei suoi tanti viaggi. Al rientro in Sardegna, l’artista, originario di San Sperate, piccolo paese agricolo vicino a Cagliari, scolpisce rocce basaltiche e calcaree ed estrae dalla loro essenza, come per incanto, una melodia ammaliante che fluttua leggera nell’aria. Oggi, a cinque anni dalla morte del loro creatore, queste pietre sono custodite nel “giardino sonoro”, il luogo che fin dagli anni Sessanta Pinuccio Sciola utilizzava come laboratorio. “Le mie sculture per ora sono qui, nei luoghi in cui le ho piantate perché mettessero radici e tornassero a vivere. Un giorno che non conosco, spero tornino all’Universo che le ha generate”: così diceva Sciola, il cui genio non è limitato al “giardino sonoro”, anzi. Quest’ultimo costituisce parte integrante di un progetto più ambizioso, quello di San Sperate “Paese Museo”, la cui storia viene raccontata in questo bellissimo albo illustrato. Nel 1968 l’artista sardo e alcuni suoi amici decidono di rendere unico e bello il piccolo scorcio contadino di questa Sardegna meridionale e lo trasformano in uno spettacolo di colori, affreschi e fiori che tende il suo abbraccio a tutto il mondo. Cristina Caboni autrice, tra l’altro, del romanzo Il sentiero dei profumi, presentato alla fiera di Francoforte e pubblicato in oltre venti Paesi, è nata e cresciuta a San Sperate. Con questo primo “picture book” racconta la propria terra in modo eccezionale, trasmettendo un messaggio importante che può essere accolto da ragazzi di tutto il mondo, poiché oltre al testo in italiano e in sardo c’è anche la versione in inglese. La collaborazione con l’illustratrice siciliana Flavia Cuddemi nasce a seguito del concorso internazionale per illustratori “SansperArte Paese Museo” (organizzato dall’Associazione Noarte Paese Museo, da ATI SanSperArte Paese Museo, in collaborazione con il Comune di San Sperate e con la Fundação Bienal de Arte de Cerveira del Portogallo) al quale la Cuddemi ha partecipato e vinto, fra oltre cento artisti partecipanti. Acquarelli dai colori vivaci, intensi ed eleganti raffigurano la bellezza di un paese che con l’unione, la passione e il coraggio della propria comunità è stato trasformato in un’opera d’arte dal messaggio universale dell’inclusione, dell’accoglienza e dell’internazionalità, destinata non solo ai bambini ma anche e soprattutto agli adulti.