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Da un paese vicino

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Erba, anni Trenta. Giampietro spesso si diverte con il cuginetto Ezio nel campo visibile dal terrazzo del suo appartamento. Il terreno confina con la proprietà di un contadino un po’ burbero, che ogni tanto si appoggia alla staccionata e osserva con sguardo arrabbiato i bambini che giocano. Giampietro è affezionato al luogo dove vive, anche perché è un paese con un discreto movimento di persone, ognuna con le sue caratteristiche fisiche e caratteriali, che attraggono la curiosità del piccolo protagonista. A iniziare dalla zia Ester, una donna con un bell’aspetto fisico che chiama il nipote “Cretinetti in vacanza”, quando non vuole che il figlio Ezio si attardi a giocare con lui, ma poi lo invita a fare una gita a Como. Da grande Giampietro riceverà da un antiquario il menù originale del pranzo nuziale di Ester, da conservare come un tesoro. Poi c’è la marchesa Mainoni, ultima discendente del casato nobiliare che ha dato il nome alla strada dove si trova il condominio del bambino. La nobildonna appare agli occhi di tutti gli abitanti di Erba una sorta di testimonianza “storica” degli usi e dei costumi delle classi nobiliari. Il ragionier Confalonieri, invece, è l’esempio di un moderno assicuratore, apparentemente impegnato anima e corpo nella professione, ma in realtà interessato solo ai suoi hobby, la caccia e la pesca, tanto importanti per lui da tenere un uccello in gabbia in ufficio. Di una pasta assai simile a quella di Confalonieri e il ragionier Barenghi, direttore della banca locale, sempre in prima fila nei cortei patriottici, ma titubante nel dare informazioni sulle reali condizioni del suo istituto finanziario, come ogni attività economica messo alla prova dalla crisi che ha determinato il crollo della borsa newyorchese di Wall Street. Infine, crescendo Giampietro conoscerà il professor Fumagalli, a cui dedicherà una delle sue più note opere poetiche, un insegnante particolarmente aperto a nuove esperienze didattiche già alla fine degli anni Trenta. Il docente otterrà dalla direzione della sua scuola la possibilità di fare le lezioni all’aria aperta, una trasgressione impensabile per il suo tempo…

Giampiero Neri – pseudonimo di Giampietro Pontiggia, fratello del compianto Giuseppe Pontiggia, considerato uno dei maggiori poeti contemporanei – nella sua ultima fatica letteraria si mette ancora una volta alla prova con la prosa poetica. Un memoriale che si colloca tra l’infanzia e la giovinezza dell’autore, scritto in brevi brani che assumono la profondità della poesia, facili da leggere e scorrevoli. Nei ricordi di Giampietro rivivono personaggi che in lui hanno lasciato il segno anche solo per comportamenti all’apparenza insignificanti, come i modi un po’ sbrigativi della zia Ester, la figura di altri tempi della marchesa o l’aria da primo della classe del compagno Pierangelo Maggi. Insieme alle persone il poeta ricorda le cose e i luoghi: il campo dove giocava da bambino o il caffè Bosisio di Erba, sempre occupato da avventori che non andavano certo per il sottile con le parole, tanto cafoni da prendere in giro una povera ragazza un po’ brutta che passa per la strada. Il tutto con la brevità dello stile in versi, ma anche con la sua incisività, mantenendo quella riflessività propria del poeta e sul finale Neri ricorda come lo stesso Dante fosse solito camminare a testa bassa, perché spesso assorto nei suoi pensieri. Anche il lettore più pigro può facilmente concludere questo libricino in una serata, ma come per l’appunto si deve fare per la poesia l’opera necessita di un’analisi più attenta, per cogliere le emozioni e i pensieri che l’hanno ispirata, per “gustare” ogni aspetto, perché dietro ogni personaggio l’autore propone un modello di comportamento condivisibile. Ed è proprio nella condivisione delle immagini e dei sentimenti che la poesia, anche se prosa poetica, acquista il suo valore comunicativo. Del resto Giampiero Neri ha spesso dedicato la sua opera letteraria, a intensi ritratti definiti con le parole di personaggi che hanno colpito la sua ispirazione, basti pensare alla raccolta Il professor Fumagalli e altre figure (Mondadori, 2012), come è solito miscelare abilmente la prosa e la poesia a livello stilistico. Giampietro Pontiggia è nato a Erba nel 1927, figlio di un’attrice filodrammatica e di un funzionario di banca appassionato di letteratura. Dopo la morte del padre avvenuta durante la Resistenza e i primi anni di università, le difficoltà economiche lo hanno spinto a impiegarsi in banca, dove è rimasto fino alla pensione. Appassionato di Dante e di vari autori moderni tra cui Melville, Rimbaud, Campana e Ungaretti, fin dalla sua prima raccolta L’aspetto occidentale del vestito (Guanda, 1976) il principale interlocutore di Neri è sempre stato il fratello Giuseppe. Di recente l’autore ha donato all’Università del Sacro Cuore di Milano riviste, manoscritti e vari testi permettendo di costituire il fondo a suo nome messo a disposizione degli studiosi.