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Da un’altra porta

Da un’altra porta

È giovane e ha i lineamenti da modella. Non assomiglia alle altre, a quelle donne di mezza età che arrivano dall’Est Europa o dall’America Latina per badare agli anziani nelle città italiane. Il signor Gianni l’ha assunta affinché si occupi di lui, e per lei nutre compassione e una certa tenerezza. Ogni mattina e ogni pomeriggio Alketa – così si chiama quella giovane – esce, tenendo per il braccio il signor Gianni per una passeggiata che, giorno dopo giorno, si fa sempre più lunga e sembra acquisire un ritmo proprio. C’è qualcosa, nel loro incedere, che insospettisce Gianni: il passo della ragazza, di volta in volta, assume una forma e un incedere che fanno pensare non a un movimento autonomo, ma a un passo a due, un vero e proprio passo di danza in cui lei rispetta i movimenti di lui e crea una specie di coreografia di coppia. Gianni osserva, si fa domande, cerca prove. Poi, un giorno, glielo chiede a bruciapelo. E lei ammette: sì, era una ballerina. Ora fa la badante, ma il suo passato è legato al mondo della danza... Hanno scelto proprio lui perché vive solo. Ha perso moglie e figlie in un incidente stradale in cui lui era alla guida e, da allora, tira avanti dentro un lutto che lo ha portato fino ai quarantasette anni. Un’altra ragione per la quale è stato individuato è legata al fatto che parla ben sette lingue: sembra madrelingua di albanese e russo; ha una perfetta padronanza di inglese, francese e italiano, mentre conosce un po’ meno lo spagnolo. Il suo compito è quello di vivere una vita tutto sommato normale, ma ad Aleppo, in Siria: deve raccogliere informazioni dagli americani che forniscono armi ai ribelli e dai russi che appoggiano il regime di Assad... Si ricorda molto bene di Berti, il professore di fisica, che parlava con grande passione mentre tentava di spiegare agli studenti come funzionasse una radio. Riempiva la lavagna con il gesso e raccontava che il termine derivava dalle parole inglesi Citizen Band, banda cittadina. Qualcuno gli ha detto che il professor Berti è morto, vittima di un incidente mentre era in sella alla sua moto...

Vincitore nella sua terra d’origine, l’Albania, del Premio Nazionale della Letteratura 2022, Durim Taci è uno scrittore bilingue, che si è trasferito da un po’ in Italia e ama raccontare del passaggio tra le due sponde dell’Adriatico, così vicine e così distanti, che segnano i destini di uomini per i quali la partenza diventa approdo o punto d’arrivo e viceversa. Dodici racconti che costituiscono una raccolta impegnata a scandagliare tematiche importanti, che spesso convergono nell’analisi della figura femminile e in ciò che essa rappresenta. La giovane ballerina dal sogno spezzato, costretta a reinventarsi un’umile professione e a relegare la propria vera natura nell’armonia di una passeggiata con un anziano signore, capace di guardare oltre le apparenze; la madre e moglie che, abbandonata la terra d’origine e la professione per la quale tanto ha studiato, si prepara per un colloquio di lavoro modesto, per assolvere bene il quale l’unica cosa davvero importante è “lavorare a testa bassa tutto il giorno. Nessuno ti paga per non fare niente!”. Affreschi di vita quotidiana, che attingono a episodi biografici o a fatti di vita comunque reale e si fanno portatori di un processo narrativo capace di incuriosire il lettore, spingerlo a immergersi tra le righe del racconto e cogliere i significati che si nascondono oltre il significante. Letture brevi, consigliate a chi non ha troppo tempo a disposizione ma vuole comunque cimentarsi in suggestioni che alimentino la curiosità, sollevino interrogativi e invoglino a scovare risposte tra le righe stesse di storie che hanno un comune denominatore: l’indagine sull’uomo e sul suo destino.