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Dal ritorno al viaggio senza mediazione

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“Brilla il corpo degli anni / ottanta, sfuso adesso / stanco pensiero oscuro / scappo dalla società / divistica coeva”: con queste parole il poeta proclama la sua fuga dalla società a lui contemporanea, troppo attenta al “chi sei”, troppo superficiale; si immagina un viaggio in un aldilà in cui incontra scrittori, poeti, uomini politici di stampo dittatoriale e, in quel luogo (“Ultimo disperato / terreno guadagno, / il Cimitero. Fossa…) in cui egli entra come vivente, forse, intesse un dialogo con un poeta non meglio identificato che lo introduce, come un Virgilio dantesco, all’incontro con i vari personaggi. Non è un dialogo da poeta a poeta perché il nostro si identifica solamente con “Io”; in questo dialogo in versi l’ospite che vaga per i sotterranei della vita si lascia a considerazioni sulla società (“Putrefatto…quasi / malvagio l’uomo / penso il Politico / riluttante, ostili / vertici religiosi, confidano imbrogli…”Di globalizzazione / falsa…appunto falsa / con in-culata €uro / o globalizzazione / da proteggi chiappe), sul divismo di certi autori, come il poeta compagno di viaggio che si autodefinisce “… importante, ho trasmesso al cosmo / desiderio amoroso / talento e allegria”. Introduce poi Antonia, che poi precisa essere la poetessa Antonia Pozzi (“Mi ricorda Moana / e anche lei Pozzi…”) con la quale ha un approccio sessuale non andato a buon fine e se ne lamenta (“Lealmente rimango / male, cerco d’uscire / e indagare altre anime… /più degne d’essa e meno / femminista, fascista / presuntuosa”)…

È già stato scritto un viaggio nell’oltretomba, diversi secoli fa, ma nulla toglie che a qualcuno interessi ancora farlo. Riccardo Mazzamuto, livornese con diverse raccolte poetiche in saccoccia, prende spunto dalla Divina Commedia non presuntuosamente e percorre il sottosuolo di anime, fotografa la società che ha per un attimo abbandonato lasciandosi andare a considerazioni negative riguardo diversi argomenti, categorie, personaggi. Con quale risultato letterario? C’è da dire, subito, che non sono poesie facili, per il linguaggio sintetico, scarno, nel senso di limitato o nullo uso di articoli e di altri elementi grammaticali e di una sintassi diciamo libera (libertà ampiamente “permessa” in poesia) e, per questo motivo, ostiche ad una prima lettura. Si apprezza l’inserimento qua e là dello stile nominale e di un certo numero di epanalessi per sottolineare, rimarcare. L’intera raccolta dimostra una notevole ricerca e un importante studio sul linguaggio, a scapito però, non lo nego, di una calda e coinvolgente ricezione, di un legame emotivo; viene insomma a mancare quel rapporto empatico tra poeta e lettore che sta, o dovrebbe stare, alla base.