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Dalla montagna perduta

Dalla montagna perduta

Produttrice di latte e salame. Ma anche di bitter da aperitivi, pneumatici e vecchiette in blusa vola quasi immortali. Inoltre, l’Alvernia ha dato anche i natali a illustri osti e politici – rigorosamente di destra. A questo si deve necessariamente aggiungere il colore nero tipico di questa terra dove anche “il latte che esce dalle mammelle ha qualcosa di nero nel suo bianco” e le sue opere architettoniche, tanto belle quanto sconosciute, come la basilica di Notre-Dame du Port (Clemort) e quella di Le-Puy-en-Velay, che ammanta di un’aurea fantasy la piccola cittadina che la ospita. La popolazione che abita questa porzione di Francia incarna perfettamente la sua natura più verace e veritiera: mai ben definita, ma caratterizzata da un fare e una operosità che contraddistingue ogni abitante di questo “non-luogo”. Quello che Alexandre Vialatte definisce “il carattere alverniate”: decisamente “praticante, ma più per attaccamento all’ordine delle cose che per fede”…

Sulle cartine della Francia o del Massiccio Centrale c’è una zona bianca, un po’ come sulle cartine del deserto o della steppa. Lì non c’è niente. La linea tratteggiata del confine tra il Puy-de-Dôme e il Cantal attraversa quel niente, arbitrario quanto quello che separa il Turkmenistan e Uzbekistan. Nessun paese, nessuna strada, o solo poche e strette, niente fiumi, nessuna cima rilevante, quasi nessun bosco, niente che meriti di essere segnalato e trascritto. Ed è questo che può segnalare il desiderio di andare a vedere, vedere ciò che non c’è da vedere, vedere quel niente. Non se ne resterà delusi”. Identificata come la parte centrale della cosiddetta “diagonale del vuoto” della Francia, caratterizzata da un isolamento che persiste ancora oggi, la regione francese dell’Alvernia è la protagonista assoluta del nuovo libro di Pierre Jourde. Si ha l’impressione di sfogliare un particolareggiato e ricco album fotografico, che attraversa e caratterizza non solo l’aspetto geografico di questa terra quanto, in particolare, quello delle persone che la popolano, difficile da inquadrare in un’unica definizione poiché a dir poco sfaccettata. Un racconto che spazia abilmente dal memoir al saggio arrivando sino al gotico, senza mai perdere il fulcro della narrazione, ovvero l’Alvernia. Particolarmente evocativo l’ultimo capitolo, Fantasmi, nel quale la storia dei luoghi si intreccia con quella delle persone che lì vi hanno vissuto. “Ogni persona, ogni casa, ogni famiglia, ogni borgo è un’estinguibile matrice di storie che, mescolandosi, finiscono per formare il vero corpo di quel paese, la sua carne di fremente chimera”.