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Dante - Amore, essere, intelletto

Dante. Amore, essere, intelletto

Pasqua 1215, Firenze. Il cavaliere Buondelmonte de’ Buondelmonti – giovane bello, elegante e ricco – viene aggredito mentre attraversa Ponte Vecchio da alcuni membri della famiglia Amadei, che lo disarcionano e lo massacrano a colpi di spada. Il motivo? Vendicare l’affronto subito da una ragazza della loro famiglia che, già promessa sposa a Buondelmonte, si era vista scaricare a favore di una bellissima coetanea appartenente alla famiglia Donati. È un episodio assolutamente normale per quegli anni. Decenni funestati da sanguinose faide tra famiglie e scontri tra blocchi di potere, in una ridda di rivalità, alleanze e tradimenti veramente ardua da comprendere e ricostruire. La fazione guelfa, che sostiene la politica dei papi, e quella ghibellina, che sostiene la politica degli imperatori svevi, si alternano al comando senza soluzione di continuità, generando una tensione politica, sociale e militare continua. Alla morte di Federico II di Hohenstaufen nel dicembre 1250, Firenze sceglie la via della riconciliazione: sono richiamati i guelfi che erano fuggiti in Valdarno, vengono avviate riforme politiche, amministrative e monetarie, nominati per garanzia un capitano del popolo (a tutela degli interessi della classe media e mercantile) e un podestà (con la giurisdizione sui processi civili e penali) e si stringono accordi con Pisa, Siena, Pistoia, Arezzo e Volterra. Quando però nel 1258 sale al trono di Sicilia e Puglia Manfredi, figlio naturale di Federico II, la Chiesa cattolica sembra perdere di colpo molto potere nella penisola italica e i ghibellini fiorentini intravedono la possibilità di forzare la mano. Ma i guelfi scoprono i colloqui segreti in corso tra gli Uberti – una delle famiglie ghibelline più in vista della città – e la corte di Manfredi, e scatenano una dura reazione: molti vengono espulsi da Firenze e subiscono la distruzione delle loro torri e la confisca delle loro proprietà. I fuoriusciti, guidati da Farinata degli Uberti, chiedono aiuto all’imperatore, che invia soldati a Siena. Qui nell’agosto del 1260, sotto alle colline di Montaperti, l’esercito fiorentino interviene in forze, ma subisce una rovinosa sconfitta (2500 morti e 1500 feriti) anche perché tutti i soldati con simpatie ghibelline cambiano schieramento durante lo scontro. I guelfi, temendo spietate rappresaglie, fuggono da Firenze e la città nel settembre 1260 diventa ghibellina, giura fedeltà a Manfredi. Inizia la diaspora guelfa, ma il papato prepara la risposta militare. È in questo clima di lotte fratricide che nel 1265 nasce Durante degli Alighieri…

John Took, professore emerito di Studi danteschi allo University College di Londra, nel 2021 è stato insignito per il suo lavoro su Dante del Premio di storia letteraria “Natalino Sapegno”. È uno studioso che ha dedicato la sua intera carriera accademica (ai massimi livelli) – e la sua stessa vita – a Dante Alighieri e questo emerge con forza dalla lettura di questo ponderoso volume. Un saggio minuzioso, dottissimo, con poche concessioni alla divulgazione ma non per questo meno appassionante. Perché appassionante è la storia personale di Dante Alighieri, appassionanti sono i tempi che ha vissuto, potenti le passioni che il poeta fiorentino ha provato. «È il primo grande scrittore dell’Occidente a legare la sua poesia a ciò che ha vissuto, a fare poesia della vita, dei suoi sogni, delle sue idee, dei suoi sentimenti, dei suoi fallimenti», scrive Piero Boitani, a sua volta dantista e Professore Emerito di Letterature Comparate all’Università “Sapienza” di Roma nella sua introduzione. Took quindi ci regala un affresco imponente della Toscana del Duecento per contestualizzare, poi ricostruisce la biografia di Dante ripercorrendo la sua attività di poeta lirico fino alla Vita Nova, “con la sua ormai salda concezione dell’amore come principio mediante cui l’io trascende se stesso e si conosce nella propria estatica sostanza”, poi analizza le opere che culminano nel Convivio e nel De vulgari eloquentia poi affronta il grande, epico viaggio della Commedia, si occupa della Monarchia e della lettera a Cangrande della Scala, infine delle Egloghe e della fase finale della vita del poeta. Con ammirazione infinita e puntigliosa precisione storiografica e bibliografica, consapevole della “profonda serietà di tutta questa vicenda, una serietà, peraltro, che alla fine nel suo aspetto esteriore si ammanta di un sorriso”. Un saggio prezioso, imperdibile: e un volume esteticamente e redazionalmente impeccabile, il che non guasta mai.