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Dante enigma

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Firenze, estate 1288. Sta arrivando un temporale ed è quasi un preludio di ciò che presto lacererà la città: Corso Donati brama la guerra e la ghibellina Arezzo è già messa sotto assedio da Siena, ma Dante Alighieri sa che questa è solo una provocazione che scatenerà ben altro e il sudore freddo gli gela la pelle. Pensa a Beatrice, che gli ha rubato il cuore: se solo fosse possibile, urlerebbe il suo amore al mondo, ma invece può solo affidarlo alla parola, scritta con quei piccoli segni neri sulle pagine gialle di pergamena. Senza poter vivere il suo sentimento alla luce del sole si sente un uomo in catene, quel sentimento è la sua sola ragione di vita. Carezza la sua bellissima cavalla Nemesi e lei corrisponde il suo affetto, aspetta la pioggia e alle prime gocce monta in sella e va. Rincasare non è il massimo della felicità, perché in quelle quattro mura c’è Gemma che lo attende e che non vede l’ora di tempestare il marito di domande e di avanzare pretese: a partire dal podere che considera non un granché, fino alla sollecitazione a lavorare sul serio! Ripete sempre questo e lo accusa di pretendere di vivere come un nobile, “chiuso in una torre di carte e inchiostro”. E così la donna lo incalza: di che cosa vivranno i loro futuri, eventuali figli? Del magro ricavato del podere? Poi dopo l’ennesima sfuriata se ne va a dormire, lasciando Dante con i suoi pensieri...

Amore e guerra, un binomio che funziona sempre. Ma di certo qui non si ha bisogno di questo e lo stile di Matteo Strukul è ben collaudato, non a caso è uno degli scrittori italiani più letti al mondo, forte di romanzi storici ai quali indubbiamente lega personaggi impossibili da ignorare come i Medici, Michelangelo e ora Dante. Ma questo non è certo garanzia di riuscita, anzi! A volte può essere un’arma a doppio taglio. La verità è che c’è qualcosa di affascinante nella scrittura di Matteo Strukul che ti costringe a leggere tutto d’un fiato; che ti trasporta in un’Italia che non c’è più, ma c’è stata e ce ne sono le prove; che ti immerge in sensazioni, emozioni, colori, situazioni che devono essere per forza di cose le stesse che hanno provato e vissuto quei personaggi. E questo va oltre il piacere del romanzo storico o della notorietà di colui su cui è incentrato. Ecco così che il giovane Dante lo vediamo davvero cavalcare il suo magnifico quadrupede, sentiamo davvero il suo struggimento d’amore per Beatrice e il dolore alla morte di lei e la frustrazione che lo coglie ogni volta che torna a casa e trova, invece, sua moglie Gemma! Cogliamo insieme a lui i segni dei tempi, le preoccupazioni, le premonizioni, insieme a quegli stralci di incubo, semi della futura Commedia che sogna in un periodo di forti tensioni. Contemporaneamente il rumore della battaglia è reale, tra le urla degli uomini e il clamore di spade e scudi. E Dante che guarda Giotto mentre forgia una spada: pura poesia, tanto sono pagine ricche di emozioni. È come esserci, presenti in ogni situazione ed essere messi in condizione di vedere e sentire tutto ciò che ci si muove intorno. Compresi i palpiti del cuore.