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Danzando sotto le stelle

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Oxfordshire, Inghilterra, 1816. Dovrebbe proprio decidersi a mettere gli occhiali, pensa la ragazza intenta a leggere Racconto d’inverno di Shakespeare, seduta sotto un albero godersi la pace e la dolcezza della campagna inglese. Belle, Lady Arabella Blydon, non è soltanto una bella ragazza dai riccioli biondi e gli occhi color del cielo, e la sua vivace intelligenza brilla decisa nel suo sguardo ridente. Si è rifugiata nella tenuta fuori città di sua cugina Emma e del suo consorte, il duca di Ashbourne, stufa della vita mondana di Londra e soprattutto dei molti corteggiatori, decisamente interessati alla sua dote ma piuttosto perplessi e spiazzati dalla sua curiosità intellettuale; una donna che legge non è molto apprezzata tra i giovani che Belle conosce mentre lei non sopporta né i pregiudizi né le conversazioni della società londinese. D’altronde i suoi genitori, pur di antica nobiltà, l’hanno cresciuta libera e senza eccessivi condizionamenti. Presa dalla lettura e distratta dal suo sandwhic, ma soprattutto dai nuvoloni che promettono pioggia, Belle non si è accorta del giovane che le rivolge la parola facendola sussultare. Scopre così che, senza accorgersene, ha sconfinato e si è fermata a leggere nella proprietà del vicino dei suoi cugini. Ben strano vicino, c’è da dire. Un gentiluomo dall’aria informale, con bellissimi occhi nocciola e capelli castani, che si presenta educatamente come John Blackwood, dapprima gentile e spiritoso, all’improvviso scostante e brusco di modi. La ragazza, infatti, lo ha invitato al suo picnic ma l’uomo, dopo un rapido rifiuto, si allontana senza tante cerimonie. Quando Belle torna a casa, zuppa di pioggia, racconta del suo incontro e, dalla descrizione di quell’uomo elegante che si è allontanato all’improvviso zoppicando, il duca riconosce un suo compagno d’armi congedato dopo essere stato gravemente ferito, il quale ha ottenuto il titolo di lord per meriti di guerra, benché già nobile per nascita ma non erede del titolo in quanto ultimo di cinque fratelli. In effetti John Blackwood ci ha messo cinque anni per mettere insieme un piccolo patrimonio unicamente grazie a se stesso e comprare quella tenuta di campagna. Dalla guerra, però, è tornato profondamente ferito e non soltanto a causa della gamba che ancora gli provoca zoppìa e dolore, quanto degli oscuri fantasmi, legati ad un terribile episodio di violenza, per il quale vive ancora spaventosi incubi notturni e un intenso senso di colpa che lo perseguita. Per via di quelle vicende, Blackwood si reputa indegno di qualunque sentimento d’amore ed è ormai fermamente deciso a respingerne ogni accenno con tutte le sue forze. Da quando ha conosciuto Belle, il giovane ha permesso però a se stesso di pensare, a tratti, che sarebbe stato bello conoscere un po’ meglio quella giovane donna così stravagante, divertente, intelligente e colta, qualità quest’ultima che non disprezza affatto in una donna, anzi trova affascinante. Anche Belle è rimasta colpita da quel giovane uomo che non l’ha guardata stranito quando lei ha detto che sta finendo di leggere tutto Shakespeare e che ha conversato amabilmente di libri con lei. Anticonformista e intraprendente com’è, lei è decisa a fare in modo di conoscerlo meglio, ma come può riuscirci se lui, ogni volta che sente vacillare la sua determinazione perché i suoi incubi si fanno più orribili e frequenti, la allontana con più forza?

Secondo volume della trilogia Splendid, esordio dell’americana Julia Quinn, l’amatissima autrice della serie di successo Bridgerton. Questa volta la protagonista è Belle, la simpatica cugina di Emma, l’eroina di Meravigliosa; come personaggio secondario aveva un ampio spazio nella vicenda precedente e, in effetti, era tanto piacevole da meritare una bella storia d’amore tutta per sé. Ed ecco questo romanzo che vede questa nobile giovane donna, allergica alle regole quasi quanto sua cugina, intraprendente, con una grande famiglia aperta e amorevole alle spalle, alle prese con un uomo dall’aria misteriosa e affascinante, che non può vantare le sue stesse sicurezze ma ha un cuore nobile e buono, che batte sotto l’apparenza burbera. Belle è anche caparbia e decisa, come tutte le eroine della Quinn, ed è sicura che lei e John sono fatti l’uno per l’altra, motivo per cui non è disposta a rinunciarvi, nonostante i timori di lui, le convenzioni sociali e le situazioni pericolose in cui finiscono per ritrovarsi a causa del passato del giovane. Come nel primo episodio della trilogia, la trama appare un po’ banale e sembra ricalcarne lo stesso schema – una storia d’amore che cresce tra alti e bassi, mentre un cattivone incombe per poi palesarsi per fare del male e interrompere l’idillio appena nato – privo ancora dei guizzi più brillanti, e allo stesso tempo più sobri, dei romanzi successivi. I dialoghi, ad esempio, brillanti e scoppiettanti, lo sono, in verità, un po’ troppo e spesso e volentieri sembrano sfiorare battute da cabaret; l’ironia è certo un valore aggiunto divertente, ma ogni elemento nella scrittura va accuratamente misurato. È evidente, insomma quanto la scrittura di Quinn sia qui ancora acerba e alla ricerca del giusto equilibrio. Potremmo dire che la regina del Regency è salita in carrozza ma che manca ancora un po’ di strada per arrivare a destinazione.