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Dare la vita

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Quante volte si è ripetuto che “non ci si sceglie la famiglia in cui si nasce”? Questo per le famiglie Queer non è vero. In esse infatti le persone si aggregano per volontà, e figli e genitori a tutti gli effetti si scelgono l’uno con l’altro. Parlare di “famiglia allargata” sarebbe riduttivo, ma può essere un buon punto di partenza per comprendere che questo genere di situazioni, spesso osservate con sospetto dalla maggioranza, in fin dei conti non sono troppo lontane da molte altre che invece ci paiono già comuni. In questo il termine Queer si rivela dunque fondamentale perché, per definizione, non esclude nessuna possibilità, e si rivela persino più ampio di termini pur vicini come “non-binario” e simili. La famiglia Queer è però una struttura sociale che si propone sin dal principio di mettere in dubbio tutti gli ordinamenti pregressi e predeterminati: proprio in questo suo essere cosciente di esistere come un nuovo punto di partenza della società, in questo volersi distaccare da ogni confinamento legato al vecchio concetto di famiglia, supera quindi ogni visione precedente e ogni generica “famiglia allargata” che potrebbe accostarglisi. Inevitabile, di conseguenza, affrontare anche il discorso della “gestazione per altri”, da distinguere con attenzione dal solo apparente sinonimo “maternità per altri”. Maternità e gestazione sono del resto concetti molto diversi, e l’uno non implica affatto l’altro: una donna che rimane incinta non necessariamente vuole diventare madre e viceversa…

Michela Murgia stava lavorando a questo libro quando è venuta a mancare. Nelle sue intenzioni avrebbe dovuto lavorarci per almeno sei mesi, ma la sorte ha voluto che potesse scriverlo per sole sei settimane. Il risultato è perciò un pamphlet, più che un saggio vero e proprio. Nella prima parte l’autrice illustra la queerness, cercando di far comprendere come questa nuova struttura famigliare non sia soltanto una “stranezza”, come il nome potrebbe lasciare intendere ai più sprovveduti (o ai più sospettosi, per usare un eufemismo), ma la possibilità di ridefinire integralmente i rapporti famigliari in un’ottica nuova e priva a priori (almeno in teoria) di ogni possibilità di prevaricazione dovuta alle meccaniche patriarcali. Nella seconda parte dello scritto, invece, viene affrontato il discorso della “gestazione per altri” e della necessità di una legislazione in merito, giacché, come noto, dove non arriva la legge arriverà sempre per primo il denaro. Il tutto si chiude infine con un racconto risalente al 2008 della Murgia, pubblicato qui per la prima volta in forma integrale. Ne risulta pertanto un collage di tre testi che si tengono insieme tematicamente, e che cercano di illustrare al meglio, a chiunque fosse interessato, quello che è un mondo troppo spesso guardato con sospetto, o addirittura con odio, senza averne alcuna conoscenza oppure per semplice pregiudizio. Si finisce così per comprendere meglio queste nuove ottiche che si stanno sviluppando in tema famigliare e sociale e, per contrasto, si finisce anche per riflettere su di un fatto: quella che la maggioranza chiama normalità altro non è che una differente ideologia ormai pietrificatasi.