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De André - Vita poetica di un’Anima salva

De André - Vita poetica di un’Anima salva

Forse, ancora prima che un artista (o un poeta, come l’ha chiamato Mario Luzi, o un cantautore, come si definiva lui stesso), De André è stato un mediatore culturale nel senso più autentico del termine. Cioè una persona che attraverso un mezzo – la musica – si è fatto filtro di altre culture. E viceversa: attraverso le sue canzoni e i suoi album, sono stati resi accessibili opere e autori allora poco noti. Così Tutti morimmo a stento risuona con La ballata degli impiccati (La ballade des pendus) di François Villon, Non al denaro non all’amore né al cielo con l’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Masters, Le nuvole con Le rane di Aristofane, Smisurata Preghiera con lo scrittore e poeta Álvaro Mutis e La buona novella con i Vangeli apocrifi (quelli esclusi dal canone biblico cattolico). Quando non è stata la letteratura ad ispirarlo, si è rivolto verso la politica, verso le stragi, verso i movimenti studenteschi traditi. Ha preso poi spunto da eventi solitari: il suo sequestro in Sardegna, il delitto Pasolini, la morte di una prostituta. Fino ad approdare al suo testamento spirituale, Anime salve, cioè “l’osservazione di una serie di diverse solitudini, alla riscoperta dunque del valore di questo modo di essere e dell’individualità in sé, da parte di un osservatore, il poeta, volutamente estraniatosi dal contesto sociale e politico”...

La prima opera su Faber (Fabrizio De Andrè, 2002), il giornalista e prolificissimo scrittore Pino Casamassima l’ha scritta in un periodo in cui curava una collana di una casa editrice e pubblicava anche libri sul cantautorato italiano (Lucio Battisti, il mio canto libero, 2002; Francesco De Gregori, la valigia del cantante, 2002; Vasco Rossi, Rock mica balle, 2003; ecc...). A nessuno di questi libri, scrive nell’introduzione di De Andrè. Vita poetica di un’Anima salva, avrebbe rimesso mano, perché nel frattempo si occupa di “tutt’altro”. Ma con Faber, dice, c’è coerenza in quel “tutt’altro”. Se infatti Casamassima ha poi dedicato le sue attenzioni a saggi sul Sessantotto, sulle stragi, sugli anni di piombo, occupandosi nel frattempo di cronaca per le maggiori testate italiane, dal canto suo De André si è misurato con gli stessi argomenti all’interno delle proprie canzoni. Queste sono il naturale e forse scontato punto di partenza di Fabrizio De André, vita poetica di un’Anima salva, in cui si ripercorre la vita di Faber, procedendo in ordine cronologico secondo l’uscita degli album, intrecciandovi episodi sia intimi sia contestuali (storico-sociali) dell’Italia di quel tempo. Così vengono fuori le due anime di Casamassima: quella da scrittore appassionato di musica, e quella da giornalista attento ai fatti. Ne viene fuori un saggio ricco di citazioni, di riferimenti puntuali e di aneddoti esclusivi, che pone particolare attenzione all’animo anarchico e anticonformista del cantautore genovese, al suo amore per gli ultimi, per i reietti e per gli sfortunati. E soprattutto all’uomo, a Fabrizio, alla persona che scrive “Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me”.