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De brevitate vitae

De brevitate vitae

Nel primo secolo d.C., all’apice della potenza dell’impero Romano, Paolino è “prefetto dell’annona”, cioè sovrintendente agli approvvigionamenti. Dopo aver dedicato l’adolescenza agli studi liberali ed esser divenuto esperto di finanza, pubblica amministrazione e merceologia, dopo aver servito Roma come soldato prima e scomodo mediatore tra imperatore e popolo successivamente, Paolino ha ora cinquant’anni, indeciso se lasciare la carica per ritirarsi a vita privata, o perpetrare sino alla morte il suo impegno politico, ossia se dedicare il tempo che gli rimane a sé stesso o allo stato. Per aiutarlo a prendere una decisione di tale importanza, l’amico Seneca gli invia un opuscolo. La vita è breve? Questa è la domanda posta dall’opuscolo. Gli uomini, gran parte di loro, sembrano concordi nel denunciare la taccagneria della natura: “(…) di questa presunta calamità, non si lamenta soltanto il volgo irriflessivo; è un’impressione che ha indotto a lagnarsi anche uomini celebri”. Secondo il filosofo il tempo concessoci dalla natura è più che sufficiente, se la utilizziamo diligentemente la vita non è affatto breve. “È come una ricchezza: anche se è immensa e degna di un re, quando capita nelle mani di un padrone inetto, finisce dissipata in un attimo, mentre anche se è modesta, ma affidata a un depositario capace, cresce con l’uso. È così che la nostra vita riesce molto lunga a chi la sa ordinare bene”. Perché gli uomini dilapidano il loro tempo, sebbene affermino di essere consapevoli di averne poco? Quale scelta dovrebbe compiere il destinatario dell’opera, e a quale attività dovremmo dedicare la nostra vita per non scialacquare nemmeno un istante di essa?

Seneca è un autore senza tempo. Ciò che scrisse nel primo secolo d.C. è ampiamente studiato e utilizzato da filosofi e letterati di ogni epoca, ma, soprattutto, la sua accessibilità permette ad ognuno di noi di affrontare i suoi testi, fare tesoro dei concetti in essi contenuti, e farci consigliare così come due millenni fa facevano Paolino, Anneo Sereno, Lucilio. Il destinatario dell’opera è Pompeo Paolino: prefetto dell’annona, protagonista della campagna germanica del 58 a.C. o membro di una commissione consolare? I pareri di filologi e storici divergono, ma poco importa: siamo di fronte ad un uomo come molti ne esistevano, ne esistono e ne esisteranno che si trova a dover prendere una decisione importante; ed è proprio l’estrema generalità della condizione dell’uomo a cui l’opuscolo si rivolge a rendere il suo messaggio universale, senza tempo. Seneca si rivela, anche in quest’opera, avveduto nell'adattare il linguaggio dell’opera alle capacità ricettive del destinatario, pertanto, a differenza di altri dialoghi i cui destinatari erano essi stessi filosofi, decide di adottare uno stile più letterario, ricco di esempi tratti da personaggi o eventi storici ampiamente conosciuti, e un tono più blando, sfumato ed essenziale. Ciò rende “la brevità della vita” oltre che un’opera straordinariamente lungimirante, anche accessibile e di piacevole lettura.