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Decreazione

Decreazione

Decreazione è un termine che indica il disfacimento dell’io, scarnificato della sua essenza più peculiare, per una ricostruzione in altri io differenti eppure omogenei. Succede leggendo quasi in parallelo i versi di Saffo, le riflessioni di Margherita Porete e l’analisi lucida e caustica di Simone Weil, “l’unico grande spirito del nostro tempo” secondo Camus, a cui si deve il proprio il concetto di decreazione: se la prima impressione è che le tre figure femminili vogliono banalmente rispondere all’esigenza di fornire la loro personale definizione dell’amore come elemento fondante della vita, attraverso le sue più diverse sfaccettature, una lettura più ampia e senza pregiudizi permette di capire che il loro intento è di spogliarsi di una persona inadeguata per abbracciare un universo più profondo in cui le forme si confondono e si ritrovano, anche nelle contraddizioni. Le tre donne, in tre epoche diverse, hanno fornito una lettura spirituale della vita, dalla quale si sentono avvinte, dalla quale sono annientate, nella quale rinascono. C’è tutto nella loro poesia, nella loro analisi, nel loro insegnamento: il piacere per l’amore carnale, il fastidio della gelosia, il tema della lontananza e dell’assenza, la morte e l’annullamento, la rinascita e la luce. Decreazione è un processo di scarnificazione, un’esperienza totalizzante, un percorso di fede, fiducia e meraviglia continua...

Il prodotto che si ha fra le mani esce fuori dagli stretti confini del libro per aprirsi verso un non-genere di difficile definizione: poesia? saggi? critica? filosofia? Anne Carson ha pubblicato Decreation nel 2005, ma soltanto dopo più di una decade, quasi vent’anni, il libro è stato presentato in Italia e per una casa editrice particolarmente significativa, Utopia. Probabilmente perché lo spirito innovativo e sperimentale che anima questo flusso ordinato ed ordito di scrittura non è di facile ed immediata fruibilità. In effetti, si resta storditi ed ammaliati dalla fluidità con cui la scrittrice, più volte in odore di Premio Nobel, ma pressoché sconosciuta in Italia, dove sono poche e asistematiche le traduzioni, ama mescolare una fervida fantasia ad un rigoroso senso filologico della parola e del suo significato etimologico. Apparenti contraddizioni che però trovano ragione nella pregnanza con cui sono utilizzati da chi cerca di raccontare la propria vita. Carson apre al lettore una grammatica di interpretazioni di pensieri, parole e versi squadernati attraverso diversi piani temporali congiunti da un filo tematico comune anche se rappresentato sotto diverse sfaccettature. Letteratura, reale, assurdo si fondono e si allontanano in un gioco di richiami e di allusioni che Anne Carson ci aiuta a cogliere, parola dopo parola, immagine dopo immagine.