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Degli ebrei e dell’ebraismo – Un dialogo

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Uno storico, ebreo “laico”, e il rabbino capo di Roma si interrogano su vari aspetti dell’ebraismo. La prima questione trattata è basilare: “Chi è ebreo oggi?”. Di Segni risponde che come da tradizione “è ebreo chi nasce da madre ebrea e chi si converte all’ebraismo” opponendo però una distinzione fondamentale e cioè che nel primo caso “si diventa ebrei per generazione e non per propria volontà di seguire una fede” e nel secondo si tratta di un’espressione volontaria di seguire una fede ed è quindi una scelta esclusivamente religiosa. Diversa è la tesi dello storico che propone un’ottica particolare da cui partire: “Dobbiamo interpretare la Shoah come un traumatico momento di rottura di antichi equilibri mentali… penso che oggi nel mondo moderno essere ebrei possa significare, anche e non solo, una adesione da parte di un individuo al mondo ebraico senza che questo comporti una conversione in senso formale”, un rispetto cioè totale delle norme. Altra questione riguarda i termini che si riferiscono al popolo ebraico. Ebreo, certo, “parola legata all’idea di passare oltre” (altresì connessa all’idea di un popolo pellegrino, nomade): “Abramo è il primo a passare oltre, deve obbedire al comando divino e recarsi nella terra promessa a Canaan”; ma anche giudeo “termine legato a Giuda, uno dei figli di Giacobbe, progenitore della tribù che diventerà la più importante del regno e darà il nome alla Giudea” (il termine è controverso perché Giuda è anche il nome del seguace traditore del Cristo). A proposito di Giacobbe, da lui deriva il termine israelita, da Israel il nuovo nome che gli viene assegnato da Dio dopo che ha vinto la lotta contro l’Angelo del Signore: israelita è dunque il membro di un popolo che ha tenuto testa a Dio”. Israeliano è chiaramente un cittadino dello Stato di Israele, non necessariamente di religione ebraica. Vi sono poi due termini che nel corso della Storia hanno suscitato reazioni opposte, sionista e semita. Il primo indica chi è favorevole alla creazione dello Stato di Israele e il prefisso “anti” chi invece la contrasta. Il secondo originariamente era riferito ai discendenti di Sem, uno dei tre figli di Noè, poi, nel corso degli anni ha assunto il significato di razza: da qui antisemita, tristemente più conosciuto. Ma quanto sappiamo, in definitiva, della storia, delle tradizioni, della cultura dell’ebraismo?

Istruttivo, dirimente. Questo volume con due voci che si confrontano e si intersecano, offre una visione esaustiva di cosa sia l’ebraismo: la storia, le tradizioni, le contraddizioni, le caratteristiche distintive rispetto alle altre due religioni monoteiste, soprattutto rispetto al cristianesimo, le divisioni interne. Nella lettura, una delle considerazioni che più si staglia è inaspettatamente quella pronunciata dal rabbino Di Segni che sottolinea il continuo e martellante riferimento all’antisemitismo e alla Shoah non solo da parte dei non ebrei ma in primo luogo da parte degli ebrei che “sono i primi a cadere nella trappola del lamento e dell’autocommiserazione…e trovano la loro identità nel negativo. È un approccio distorto alla realtà ebraica. Non se ne considera la vitalità, la positività, il contributo”. Insomma, par di capire che la senatrice Segre, che giustamente ci ricorda di non dimenticare ciò che è stato (come se fosse possibile), qui prenda una bacchettatina sulle mani. Parlando di intolleranza, è interessante scoprire come la purezza del sangue non sia stata una “invenzione” nazista ma fosse già maneggiata dal regno di Spagna: chi aveva un antenato ebreo, veniva espulso. Resta comunque, in ambedue i casi, un velo che celava motivi ben più pratici (politici e economici, ça va sans dire). La transizione dalla limpieza de sangre e dall’espulsione imposta dalla Spagna di qualche secolo prima alla ghettizzazione avviene a partire dalla metà del XVI secolo. Apripista l’Italia seguita poi dal resto d’Europa, gli ebrei vengono reclusi entro zone delimitate da cancelli, chiusi la sera aperti al mattino; come dire tolleriamo la vostra presenza, perché fate circolare denaro con i vostri scambi commerciali che fanno comodo anche a noi, ma non vi salti in mente di mescolarvi al resto della cittadinanza, perché siete diversi, minacciosi. Una curiosità campanilistica: il ducato mantovano dei Gonzaga resistette strenuamente alle pressioni del papato per la creazione del Ghetto, che venne istituito solo nel 1610 da Vincenzo I. Tralasciando le tristi situazioni, ché poi incappiamo nella ramanzina del rabbino, è necessario evidenziare la grande tradizione scritta e orale che davvero si perde nel buio della Storia. Due sono i testi principali, la Torà e il Talmúd: la prima è la parte iniziale della Bibbia, il Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), quella che nella tradizione si considera scritta da Mosè, il secondo è la Legge orale (anche se ora è scritta) e si compone di due parti, una di studio (Mishnà) e una di commenti da parte dei rabbini (Ghemarà). Sarebbe facile dilungarsi ed entrare ancora di più nel dettaglio ma non va tolta al lettore la curiosità. Libro molto appetitoso non solo per chi è interessato alla materia: i confini vanno aperti, conoscere è necessario.