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Delfini

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Kimiko, trentatré anni, scrittrice di romanzi rosa, improvvisamente ha una febbre talmente alta da non riuscire ad alzarsi dal letto, neppure facendo un grande sforzo. È sempre stata forte e reattiva, ma questa volta proprio no, al punto che necessita di due giorni prima di riuscire ad andare all’ospedale per una visita. Riesce solo a bere, ma poi, per la febbre così alta, vomita, tanto da spaventare anche il tassista che la prende sotto casa per condurla al nosocomio. Non viene ricoverata, perché non ci sono posti letto liberi, ma deve andare ogni due o tre giorni a fare una flebo e nel giro di pochissimo perde cinque chili. Può andare a casa della sua famiglia, ma il suo papà è anziano e lei non vuole contagiarlo con la sua influenza. Piuttosto chiede a sua sorella (quattro anni in meno di Kimiko e viziatissima) di venire ad aiutarla. Certo è assolutamente inesperta nell’accudire un malato, tanto da comprare per lei pollo fritto e hamburger, non certo cibo adatto a chi ha la febbre alta e infatti alla fine deve mangiarsi tutto da sola. Poi Kimiko deve chiederle: “Mi fai il bucato? Mi cambi la borsa del ghiaccio?”. Tutto deve essere domandato espressamente, la sorella è un peso più che un aiuto. Nel frattempo la salute di Kimiko migliora giorno dopo giorno e lei non può che provare affetto e tenerezza per quella sorella che dorme profondamente nel soggiorno. Una mattina Kimiko si sveglia e trova la casa buia e deserta, ma subito dopo sente la chiave girare nella toppa e scopre che la sorella è andata a fare la spesa per preparare l’unico piatto che le riesce meglio: il sukiyaki con il riso al curry. Kimiko teme di non reggere a quel cibo, mentre sente lo sfrigolio della carne in padella. Invece ne apprezza il sapore e mangia...

Una febbre altissima che la costringe a chiedere l’aiuto della sorella permette a Kimiko di riflettere sul genere umano, sui rapporti tra persone, sulla necessità di ciascuno di essere ascoltati, osservati e amati dagli altri per non lasciare campo alla tristezza. Sono molte le riflessioni sul comportamento degli uomini e in questo diciannovesimo romanzo di Banana Yoshimoto - di certo lontano anni luce (temporalmente) dal suo meraviglioso Kitchen - è apprezzabile il fatto di provare ancora emozioni. Si analizzano sentimenti e sembra sconcertante il fatto che nonostante le esperienze vissute dalla protagonista, nonostante il suo amore per un ragazzo che da più di un decennio ha una relazione con una donna più grande di lui, donna di esperienza e che lo ha fatto crescere anche sessualmente parlando, non si trova mai un brivido di gelosia e, se c’è, viene messa a tacere con il ragionamento e la volontà di essere comunque felice: tutto un lavoro psicologico che Kimiko fa su stessa nei confronti di tutte le esperienze che vive. Un romanzo che è stato tacciato da certa critica di essere una “favoletta sentimentale”, trascurando che la protagonista è una scrittrice di romanzi rosa e soprattutto trascurando il viaggio intimo all’interno dei propri pensieri, delle sensazioni, delle emozioni e anche, perché no, delle reazioni a certe situazioni. Serve una grande sensibilità per condividere tutti i ragionamenti, mentre tutti noi saremmo, di primo acchito, portati a reazioni forti e incontrollate. Fondamentalmente una bella lezione con cui confrontarsi, all’interno di una cornice leggera fatta di colori, di odori, di mare e... di delfini, quegli stessi animali pacifici e leggeri che segnano i passaggi più importanti della vita di Kimiko. La scrittura è quella di Banana (Mahoko) Yoshimoto, serena, ricca, scorrevole, capace di semplificare anche i concetti più grandi, le riflessioni sulla vita, la morte, il futuro, l’amore, la famiglia.