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Delitto d’inverno

Delitto d’inverno

Un inverno così freddo come questo del 1957 è da tempo che non lo vede la contea di Wexford, Irlanda. Thomas Lawless, un prete cattolico benvoluto da tutti, non si rende neppure conto di cosa gli stia succedendo. Sa solo che, arrivato a metà corridoio della Ballyglass House di proprietà degli Osborne, qualcosa lo ha colpito nel lato destro del collo, proprio sopra il bordo del collarino. È tutto buio perché si è accorto che nel portalampada manca la lampadina. Gli è parso da subito come un animale o un grosso volatile che prima lo ha afferrato per la spalla sinistra, e successivamente lo ha colpito con il suo artiglio. Il colpo è rapido e lancinante e gli intorpidisce immediatamente il braccio per tutta la sua lunghezza. Un sapore di bile e whiskey mischiati gli riempie la gola quando riesce ad allontanarsi dal suo assalitore e ad arrivare alle scale. Raggiunge con difficoltà la biblioteca quando stramazza al suolo e picchia violentemente la fronte sul parquet. Riesce appena a formulare il pensiero che in genere queste cose non accadono ai sacerdoti quando intravede la creatura raggiungerlo. Sente ancora l’artiglio o forse una lama squarciargli il ventre e l’ultima cosa che vede è un bagliore di luce. Quando il cadavere di padre Lawless viene ritrovato nella biblioteca degli Osborne viene chiamato a indagare l’ispettore Strafford della polizia di Dublino, una vera e propria mosca bianca essendo protestante in un Paese a maggioranza cattolica. Le pressioni per insabbiare il caso sono fortissime dato che, per l’arcivescovo McQuaid, i preti irlandesi non possono morire di morte violenta...

John Banville è uno scrittore irlandese di grande valore e successo. Tutte le sue opere sono state pubblicate da Guanda, compreso il romanzo Il mare che ha vinto il prestigioso Booker Prize nel 2005. Questo è un giallo dai forti contorni di denuncia visto che si stigmatizza nelle sue pagine la pedofilia nella Chiesa irlandese negli anni Cinquanta. Il ritmo è lento, senza colpi di scena o scatti da trama incalzante. Il clima da metà secolo scorso si sente quindi anche nella narrazione che potrebbe risultare un po’ stagnante e caratterizzata da troppe descrizioni per chi è abituato a noir dal taglio più moderno e non a gialli scritti “come una volta”. Di converso questo aspetto consente all’autore di caratterizzare al meglio i vari personaggi e di donar loro una personalità molto sfaccettata. Su tutti l’ispettore Strafford, così come le altre figure comprimarie della Ballyglass House come la seconda moglie del colonnello Osborne Sylvia che trova il cadavere, i due figli Lettice e Dominic e il misterioso stalliere Fonsey o ancora gli altri investigatori come il sergente della polizia locale Radford che affoga i suoi demoni nell’alcool e il sergente Jenkins sempre umile ma dotato di un grande intuito. Grande ricerca stilistica che vi insegnerà qualche termine forbito come “cupreo”, ossia del colore del rame, o “strombature” che sono le svasature delle pareti in corrispondenza delle finestre.