Salta al contenuto principale

Delitto a Kolonaki

Delitto a Kolonaki

Atene. Primissimi anni Cinquanta. In una piena notte invernale fredda e piovosa, l’affascinante oscuro ricco pittore Nasos Karnèsis viene chiamato al telefono dal finanziere e noto agente di borsa Kostas Floràs. Si preoccupa (tira fuori sigarette e pistola): Janette la seconda bellissima moglie dell’amico (vent’anni più giovane), occhi oblunghi, corpo elegante, continui capricci, da poco è divenuta la sua amante. Sveglia e avvisa la giovane cameriera Anna (che conosce la tresca e sa quanto il suo padrone piaccia alle donne): sta per ricevere l’improvvisa visita di Floràs nel bell’appartamento (dove vive pure l’attempata economa francese Juliette) dell’esclusivo lussuoso quartiere Kolonaki, le chiede di farlo accomodare nello studio, s’incontrano e accade quanto temeva. Quella sera Janette ha confessato tutto al marito. Anna si allontana, torna a dormire, sente comunque Floràs andarsene sbattendo la porta; dopo due ore scopre Karnèsis morto, dietro la scrivania, il volto una maschera devastata e insanguinata; accanto a lui vede appoggiato un piccolo Ermes di Prassitele in bronzo, imbrattato di sangue. Arriva e inizia a indagare il comandante della Terza Sezione di polizia, commissario Jorgos Bekas, mezzo influenzato e pensieroso per la propria figlia. Giunge anche il procuratore Mavrìdis, in genere i due vanno d’accordo. Dell’omicidio viene ovviamente accusato Floràs, ma il figlio Dimitris è certo dell’innocenza del padre e, insieme a due amici, uno giornalista e l’altro ex-deputato al parlamento, e a Mirtò, la bella ragazza per caso incontrata, cercano di scoprire il vero assassino, fra svolte amorose, traffici di contrabbando, intrighi e sorprese, altri delitti abbastanza inspiegabili. Bekas accetta lentamente i loro dubbi e dà una mano...

Yannis Tsirimokos (gennaio 1916 - novembre 1979) fu un bravo giornalista di sinistra e un grande scrittore di gialli di successo, con lo pseudonimo di Ghiannis o Yannis Marìs (Γιάννης Μαρής). Secondo l’eccelso competente Petros Markaris, il prolifico autore (decine di romanzi di genere, venti sceneggiature, molto altro) va considerato “the Patriarch of Greek Crime fiction”, soprattutto per questo e per i successivi ottimi romanzi della serie, meritoriamente da riscoprire (in patria ha avuto maggior successo tardi, dopo una trasposizione televisiva). La narrazione è in terza varia al passato, perlopiù sui due percorsi paralleli del figlio aitante e del commissario alla Maigret, verso la primavera. Il titolo riguarda il brutale delitto nel mitico quartiere (con la piccola colonna antica nella piazza omonima, sul fianco di una collina) da dove tutto ha inizio, pur se molto sembra in apparenza ormai scontato. La storia prende spunto da una vicenda vera, incrociata dall’autore nella sua professione di giornalista “puro”. Lo stile è abbastanza hard-boiled europeo: descrizioni secche con pochi pensieri, personaggi ben affrescati, dialoghi brevi e incisivi, concitate scene d’azione, poca musica. Siamo ancora con le ferite aperte della guerra e dell’occupazione, impatto diverso nelle zone altolocate e nei bassifondi cittadini. Interessante fino alla fine la personalità dell’orgogliosa incantevole Mirtò Kapsìs, capelli neri e lisci legati in una coda, figlia di un eroe della Resistenza greca, torturato e fucilato dai nazisti (forse anche per colpa di Karnèsis). Dimitris è il figlio di primo letto di Floràs, vive a Parigi ma torna in Grecia determinato a provare l’innocenza del padre. I due amici sono Makrìs caporedattore del quotidiano Proinì (alter ego dell’autore), e Delios, che presto s’intende con il commissario Bekas.