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Dell’Aurora

Spagna e altri luoghi d’esilio. 1904-1991. Tutto ciò che si scrive si risolve in un libro: un corpo materiale, peso, numero, argomento. Forse però può esserci un libro senza alcun argomento, parole che si sono aperte un varco nella coscienza dell’autore, ma senza prenderne possesso e senza esserne possedute. Vagano smarrite queste parole, o forse solo una di esse, perduta del tutto, ha trascinato con sé le altre che magari erano già in formazione rigorosa, tutte in fila per essere inserite in un discorso chiaro e uniforme. Così succede con le parole, moltitudine senza alcuna fessura di silenzio, senza possibile Aurora. Lei, l’Aurora, imprigionata per paura, dalla raziocinante ragione della città, dalla ragione architettonica. Eppure, che l’Aurora continui a esistere è un segno indelebile del fatto che l’occultamento, senza dubbio avvenuto, non è completo. Lei, l’Aurora, a volte timida, spesso indecisa, lontana, invisibile, fugace; lei sola, priva di essere e di ragione, la pura Aurora, sarebbe la garanzia più sicura dell’essere, della vita, della ragione. L’Alba è un momento temporale fra il primo chiarore e l’apparire del sole, l’Aurora è la sua luce prima che arrivi quella del sole. L’Aurora appare distesa, seminata come un germe che irrompe nell’oscurità. Appare, a colui che la attende o la spia, innanzi tutto come una linea, come un confine che divide; quella linea che il geometra non riesce a definirci, linea che separa offrendo, creando insieme abisso e continuità. La linea dell’Aurora tanto attesa non è già l’Alba. L’Aurora, che pure non ci ha offerto la possibilità di una conoscenza propriamente filosofica, di una episteme, ci impone inesorabilmente la sua appartenenza al mondo del conoscibile. E, dunque, conosciamola liricamente, respiriamola e sentiamola meglio!

María Zambrano (Vélez-Malaga, 1904 - Madrid, 1991) si laurea in filosofia nella capitale spagnola e diventa assistente della cattedra di Metafisica, poi si sposa, gira molto, s’impegna politicamente per la democrazia e per la repubblica, prima di essere costretta all’esilio dal gennaio 1939 al novembre 1984, 45 dolorosi intensi anni di variegate residenze e relazioni sociali, proficue attività culturali e letterarie, continue limpide scritture di diverso genere. La competente Elena Laurenzi (1961), ricercatrice presso l’Università del Salento, da sempre si occupa di filosofia e genere, ottenendo dopo la laurea a Pisa un PHD in Filosofia presso l'Università di Barcellona proprio con una tesi su María Zambrano, l’eccelsa originale studiosa spagnola allieva di José Ortega y Gasset, su cui ha poi scritto molteplici interessanti saggi in Spagna e Italia. I brani di questo volume furono elaborati in esilio, in una casa di montagna a La Pièce nel Jurà francese della Svizzera, tra gli anni ’60 e gli anni ’80, durante un’esistenza di studi appartati, con la sorella Araceli fino alla morte di lei (1911-1972), poi solitaria fino all’aggravarsi dei problemi di salute nel 1980. Laurenzi ha tradotto dallo spagnolo, aggiunto una bella corposa postfazione sull’autrice “filosofa dell’Aurora” e redatto le dettagliate notizie biografiche finali. Spiega che “è un testo straordinario, esorbitante dalla logica e dagli schemi del discorso filosofico”, composto di una costellazione di scritti eterogenei (in parte già apparsi su quotidiani e riviste spagnole), perlopiù redatti di notte nell’attesa dell’alba, con una palpitante trama poetica che intreccia pensieri accorati ed esperienze vissute, sia sul contesto naturale che sulle metafore dell’Aurora.