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Dentro la sala degli specchi

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Kylie Jenner weekend vibes, Kylie Jenner e i suoi nuovi trucchi (si è operata al naso un’altra volta o è un effetto dell’inquadratura?), Kylie Jenner in costume, Kylie in completo rosa, Kylie e le sue nuove unghie. Tutte (o molte) vogliono essere come lei, o come qualcun’altra. La domanda è: perché, guardando l’immagine di una bella ragazza, molte ragazze non provano ciò che si prova davanti a un bel panorama o a una qualunque altra manifestazione di bellezza che il mondo ci offre? Perché subentrano il senso di inferiorità, di sconfitta, insieme a un indistinto proposito di allenarsi, comprare qualcosa di nuovo, sottoporsi a chirurgia estetica? René Girard e la sua teoria del desiderio mimetico possono soccorrerci. Per dire: Sissi - l’Imperatrice Elisabetta d’Austria, moglie dell’Imperatore Francesco Giuseppe - ed Eugenia - Imperatrice francese, moglie di Napoleone III - erano modelli di bellezza e di moda nell’Europa dell’epoca. Girard racconta un episodio accaduto durante un incontro tra i loro mariti imperiali. Sembra che Sissi ed Eugenia, in quell’occasione, abbiano confrontato le loro taglie, dando inizio a una sorta di competizione di magrezza. Questo avrebbe scatenato una rivalità mimetica tra altre dame aristocratiche, ossessionate dal confronto con il modello che esse rappresentavano. E da allora…

E da allora il fenomeno non avrebbe mai cessato di estendersi e di intensificarsi. Senza contare che, nella società consumistica tardocapitalista in cui viviamo, impera, indisturbato e solo, un unico progetto sociale: comprare cose. Non vi identificate in tutto questo? Può anche essere, ma non siete in maggioranza. Pertanto non potete nulla contro il costante aumento della mania per le star e del consumismo ossessivo direttamente connesso con questo fenomeno. Se poi aggiungiamo, tanto per rincarare, che sin dalla Bibbia - vi ricordate Giacobbe, Rachele e Lia? ecco - il fatto di essere più o meno belle è messo in relazione alla possibilità di ricevere amore… be’, che cosa ne parliamo a fare? Invece forse è bene parlarne, e molto, e coinvolgere nel discorso tutti gli interlocutori possibili, dai filosofi ai sociologi, in modo da sviscerare per bene l’argomento. È quello che fa Liv Strömquist, una delle più note fumettiste svedesi, nonché popolare dj radiofonica e attivista politica, che si occupa di tematiche femministe e politiche di accoglienza. Se ogni tanto sentite che anche per voi la bellezza è un dovere, se sospettate che l’immagine che costruite di voi sui social, per esempio, obbedisce a questo obbligo di bellezza, a questa ottemperanza di facciata, se vi capita di sentire il fardello di questa ossessione di gradevolezza… ecco il libro per voi. È per voi, ancora di più, se non avete mai pensato prima d’ora a questa losca faccenda. Leggiamolo, tutte e tutti, va’.