Salta al contenuto principale

Deserto bianco

Deserto bianco

Il presepe imbiancato di neve non è una fantasia di cattivo gusto da pubblicità natalizia. A volte può accadere davvero, come è successo allo scoccare del nuovo millennio. E poi ancora molte altre volte dopo. Le bufere che si sono abbattute sul Medio Oriente nel 2014 e nel 2015 sono state particolari, però. Un po’ perché il Negev è stato completamente coperto dalla neve e l’altopiano del Golan ha toccato picchi di meno quattordici gradi sottozero. Un po’ perché si iniziano a contare i danni dell’escalation di violenze a Gaza che come sempre lasciano macerie materiali e morali da ambo le parti. La neve sembra avere fermato il tempo, stoppato quel circolo vizioso di attacchi e rappresaglie che da decenni flagellano l’intera regione. La neve però sembra avere portato un barlume di gioia, soprattutto nei bambini, dopo momenti così traumatici come quelli di un conflitto. Ci pensano però ancora una volta gli adulti a rovinare l’atmosfera con le loro imposizioni come nel caso dei rabbini ultraortodossi che per lo shabbat vietano di scuotere la neve dai cappotti oppure pongono come massimo limite dieci palle di neve ciascuno per giocare. Specularmente, dall’altra parte, lo sheikh saudita Muhammad Daleh Al Munajjid lancia una fatwa contro i pupazzi di neve, considerati blasfemi perché rappresentazioni troppo simili agli esseri umani e quindi idoli proibiti. Per ovviare al problema suggerisce di decapitarli. Quando la neve si scioglie il gelo rimane, anche sotto il sole d’agosto. Qualcuno però spera ancora e cerca di vivere in pace, normalmente anche in uno scenario di guerra perenne…

Il bolognese Gian Stefano Spoto è un giornalista di costume, classe 1952. Lavora da una vita in Rai e nel 2014 ha seguito come corrispondente il conflitto di Gaza. Questo suo ottimo volume ci offre uno spaccato del complicatissimo ginepraio mediorientale con gli occhi del cronista più che dello storico o dell’esperto geopolitico. Sul suo taccuino di appunti quindi il lettore non troverà la Storia ma più semplicemente storie, vita di tutti i giorni di individui che cercano di avere un vissuto normale nonostante le tensioni quotidiane. Come diceva il premio Nobel per la medicina Alexis Carrel: “Molto ragionamento e poca osservazione portano all’errore, molta osservazione e poco ragionamento portano alla verità”. Il pregio di Deserto bianco è quello quindi di offrire al lettore resoconti e osservazioni sul campo, più che complicati scenari geopolitici, quasi fosse lo sguardo di un bambino che non ha pregiudizi. Il libro, quindi spoglia il lettore dei pregiudizi o dei cliché e supera la retorica della pace a tutti costi per confrontarsi con la realtà. Odio e solidarietà in Medio Oriente si mescolano in un groviglio spesso incomprensibile e a tratti sorprendente. Con semplicità e mai con superficialità Spoto può offrire con merito ai lettori il proprio tassello per capire un po’ meglio un puzzle così complicato.