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Destino coatto

Destino coatto

Pensieri, ricordi e ossessioni di uomini e donne comuni prendono vita e fuoriescono dai meandri delle loro menti. C’è una donna che pensa di suicidarsi per non farsi trovare viva dalla morte e ci sono due uomini che vegliano le salme delle proprie mogli credendole in vita; c’è una donna che si compiace di essersi buttata dalla finestra per farla pagare all’uomo che l’ha lasciata e ce n’è un’altra che, dopo aver ucciso due amiche più formose di lei, imperterrita continua ad osservare il ‘grado di lievitazione’ del suo seno; c’è un uomo che conta ossessivamente ogni suo passo e c’è una donna che cuce il corredo alla sua bambola convinta che sia in procinto di sposarsi; ci sono degli uomini che rifuggono le emozioni per dimenticare o per sfuggire le delusioni sentimentali e ci sono delle donne che pensano insistentemente alla morte, che vivono lontane dalla luce, che si rifugiano nella penombra delle loro case, che ripetono quotidianamente e ossessivamente le stesse azioni e che si sentono tranquille solamente vivendo in solitudine, lontane dalla gente…

Pubblicata postuma, Destino coatto è la custodia di novantacinque racconti minimi (la maggioranza si consuma in mezza facciata): microriflessioni su fatti e circostanze che hanno caratterizzato e che caratterizzano la vita sociale e interiore dei protagonisti. “Goliarda mi disse una volta che aveva inteso scrivere una serie di deliri di persone comuni. Credo intendesse persone non segnate da un destino forte, quale sapeva essere il suo. A quel tempo la interessavano i casi dei cosiddetti normali, i loro flussi di pensiero, le loro rappresentazioni mentali. Di essi si chiedeva come facessero a vivere nonostante le enormi tragedie da cui, a suo parere, tutte le persone normali sono segnate, tragedie ed errori destinati continuamente a ripetersi. Da qui la ragione del titolo di questa raccolta”: così Angelo Pellegrino in un brano della sua chiara ed esaustiva introduzione, in un passo che è un ricordo nodale poiché conferma, quali radici di questi racconti, la mente dell’essere umano e i suoi inevitabili (nel senso di destinati) cortocircuiti (“tragedie ed errori”). Questi brevi scritti secernono infatti la follia che viene vissuta, con sconcertante naturalezza, da alcune persone: in essi vengono proposti individui “normali” imprigionati nel proprio io, nei propri ‘difetti’, nei propri sbagli, nelle proprie pene, esseri umani soggiogati dalle ossessioni delle proprie menti e dall’inconsapevolezza – che giustifica la naturalezza che hanno nel viverla – di questa prigionia. Sono storie che vengono mostrate senza la presunzione di discernere il giusto dall’ingiusto o il perfetto dall’imperfetto, ma semplicemente avvalendosi di quella “crudeltà drammatica che per Goliarda era verità, cioè ricerca laica della realtà” e che qui trova funzionale concretizzazione nella tagliente descrizione delle vite deliranti di alcuni esseri umani comuni. Significativi e convincenti, sono racconti che invitano a non smettere mai di guardarsi dentro.