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Detective in cerca d’autore

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In una splendida mattina piena di sole, la signora Cowper attraversa la strada per entrare in un’agenzia di onoranze funebri e organizzare così le proprie esequie. L’impiegato che la riceve si sorprende sino a un certo punto. Richieste di quel tipo non sono poi così inconsuete; molte persone desiderano stabilire sin nei dettagli la cerimonia che li accompagnerà all’altro mondo, e per motivi tra i più vari. L’accaduto rientrerebbe quindi nei canoni di una quasi normalità, se non fosse che diverse ore dopo la stessa signora Cowper viene trovata morta, strangolata nel suo appartamento con un cordicino di tenda. Coincidenza inaccettabile e mistero da risolvere. Hawthorne, ex detective e ora consulente della polizia londinese, è chiamato a indagare per omicidio. Lo affianca lo scrittore Anthony Horowitz, al quale l’ex detective propone un patto: il primo indaga e il secondo scrive, trasformando in romanzo le sue gesta. I ricavi andranno fifty-fifty, come tra bravi soci. Horowitz all’inizio non è affatto convinto se accettare o meno. Ha altre scadenze impellenti, e non è sicuro di poter gestire tutta quella carne al fuoco. Ma d’altra parte sta attraversando un periodo di scarsa creatività, e quell’Hawthorne sembra proprio un bel personaggio. Decide quindi di accettare, ed ecco dunque questo strano duo attraversare Londra alla ricerca della soluzione al mistero dietro la morte della signora Cowper. Il sodalizio procede non senza intoppi. Hawthorne non fa nulla per rendersi simpatico, è brusco, a tratti persino dispotico e ha la tendenza a voler comandare su tutto, anche sugli aspetti tecnici relativi alla stesura del romanzo. I conflitti con Horowitz sono da subito piuttosto aspri, ma lo scrittore deve ammettere che dal punto di vista investigativo quell’uomo ha talento da vendere. Brillanti capacità analitiche, spiccato spirito di osservazione, straordinarie doti empatiche nella gestione degli interrogatori. C’è molto da imparare, c’è molto da scrivere, ma c’è anche molto da tribolare. Lo scrittore è tentato di mollare più di una volta, ma c’è un accordo cui tenere fede e soprattutto un colpevole da trovare. Lo strano duo dovrà per forza di cosa andare in fondo alla vicenda…

Detective in cerca d’autore si apre con un incipit di sicuro interesse. La donna che organizza il proprio funerale e subito dopo muore assassinata è un accadimento capace di intrigare anche il lettore più esigente. Il libro di Anthony Horowitz è strutturato come un giallo classico: un omicidio in circostanze misteriose, un detective male in arnese dal passato torbido ma dalle indubbie e sorprendenti capacità investigative, una spalla che funge da io narrante nonché punto di vista attraverso il quale la vicenda si dipana. Un paio di forzature mettono alla prova la nostra sospensione dell’incredulità. La prima: Hawthorne è un ex detective di cui la polizia a volte si serve quando il caso è particolarmente complesso o gli uomini da impiegare troppo pochi; è realistico che ciò avvenga? Non certo in Italia, chissà nel Regno Unito (ma sono propenso a ritenere di no). La seconda: scrittore e detective insieme, per scopi meramente commerciali. Tu scrivi un libro su di me, poi dividiamo i guadagni. Credibile un sodalizio di questo tipo? O lo accettiamo solo perché in fondo è il motore della storia, l’architrave della struttura di questo romanzo? Al netto di ciò il libro è una lettura scorrevole, raccontata con una buona dose di humour e un chiaro sviluppo dei fatti che portano poi i protagonisti all’inevitabile disvelamento del colpevole. Il finale farà forse un po’ storcere il naso ai puristi del genere giallo ma è comunque coerente con gli indizi disseminati lungo tutto il romanzo. Da segnalare un piacevole, ancorché non originalissimo, divertissement metaletterario giocato tra il piano della fiction e quello del reale (Horowitz è il nome del personaggio scrittore ma è anche quello dell’autore, e il titolo che si decidono a dare alla futura storia è lo stesso del libro che teniamo tra le mani).