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Detransition, baby

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Reese sa perfettamente di non essere in grado di stare da sola. Ci prova ogni tanto, tra una relazione fallimentare e l’altra; e ci prova soprattutto perché tutte le sue amiche la spingono a farlo, a darsi “tempo” per lei, per imparare a conoscersi e accettarsi per prima, anziché ributtarsi a capofitto in rapporti tossici che la lasciano poi sfatta e insoddisfatta nel corpo e nello spirito. Ma niente! A Reese la solitudine fa uno stranissimo effetto: la risucchia e la fagocita in luoghi terribili, da cui poi deve assolutamente scappare. E quando scappa, lo fa per ritrovarsi quasi esclusivamente tra le braccia di uomini sposati. E perché trova gli uomini sposati così maledettamente attraenti? Un po’ perché alcuni di loro, a volte, lo sono. Belli, giovani, palestrati. Il più delle volte, però, finisce tra le braccia di uomini sposati perché, esattamente come lei, gli uomini sposati “non sanno stare da soli”. Come se fossero legati inesorabilmente a quel “finché morte non vi separi” udito nel giorno del matrimonio e per il quale non riescono a lasciare andare le loro compagne anche se il matrimonio non funziona più. Così, per ovviare, finiscono tra le braccia di donne come Reese, in un incontro di due solitudini che finisce però per deludere entrambi: Reese donna trans malata di abbandono e gli uomini che puntualmente si porta a letto. Solo che anche per lei, qualcosa sta per cambiare. C’è una novella Reese dietro l’angolo che sta per scoprire bisogni e necessità che neppure pensava di avere. L’amore vero, declinato in tutte le sue forme, può rivoluzionare una esistenza?

Fil rouge dell’intera narrazione di Detransition, baby è il racconto intelligente, contemporaneo e mai banale del concetto di “nuova famiglia”. Si potrebbe anche usare l’espressione “famiglia non convenzionale”, ma il succo vero della narrazione non cambierebbe di una virgola. La cosa davvero importante rimane l’intera riflessione della Torrey sulle conquiste cercate e raggiunte da una società progressista che ha iniziato a lottare e scontrarsi con tutto il “piccolo mondo antico” decenni e decenni fa. Reese, la protagonista, sa perfettamente che le donne trans che l’hanno preceduta non avevano che una minima parte dei diritti e degli appoggi sociali, economici e personali che ha ora lei e che è anche grazie a loro, alle loro lotte, ai loro sacrifici che la società ha potuto evolversi nel pensiero e nelle azioni. Ma a lei continua, comunque, a mancare qualcosa ed è lo svelamento e la consapevolezza di questo qualcosa che, finalmente, riuscirà a renderla una donna appagata nella nuova società dei diritti. Tutta la narrazione messa in atto da Torrey, infatti, non è altro che la capacità di accompagnare i lettori nel percorso di crescita e rivoluzione della protagonista e della persona che ama, e se questo percorso passa attraverso la nascita di un bambino ancora meglio, perché a volte la vita ti indirizza, anche senza la tua volontà, esattamente sull’unica strada che porta alla felicità. Ora, il soggetto e il focus della storia sono così importanti e universali che l’autrice poteva scegliere fondamentalmente solo due strade: raccontare il tutto come un saggio di sociologia o imbastire una storia brillante, con pagine di grande ironia e dialoghi che a tratti sconfinano in vero e proprio slang contemporaneo. Ha scelto di percorrere la seconda strada e la scelta si è rivelata completamente vincente. Detransition, baby “si lascia leggere” perché fa sorridere, commuover e riflettere. Cioè, la vera mission della narrativa moderna.