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The Devil – Atlante illustrato del lato oscuro

The Devil – Atlante illustrato del lato oscuro

Benvenuti in un museo molto particolare, signore e signori. La mostra del momento? L’Apologia del Male e dei suoi Demoni. Bisogna immaginarselo senza alcuna apertura, questo museo, se non fosse per la stretta fessura da cui si guadagna – con difficoltà – l’ingresso. Anzi, le pareti sono pesanti, massicce, ruvide al tatto e incolori nella loro monotonia. Di luci artificiali ce ne sono poche e disposte in alcuni punti precisi. Alcune candele, magari, con la loro luce debole e tremante a mantenere in penombra, più che illuminare, le numerosissime opere. E ombre, quelle sì tantissime, che si riverberano sulle pareti e sulle opere, alcune lunghe e minacciose, altre brevi e in movimento. A ben guardare, tra queste sale ci si può trovare veramente di tutto: quadri, affreschi, sculture, installazioni, fotogrammi di film, copertine di dischi musicali, frammenti di grandi successi editoriali. Sembrano non potersi enumerare, infatti, gli artisti, i registi, gli intellettuali, i romanzieri, i musicisti, i fumettisti che si sono lasciati stuzzicare dal Diavolo e sedurre dalle sue tentazioni che, in fondo, sono sempre le stesse (sesso, potere e possesso). E non si parla solo di Lucifero, l’angelo ribelle cacciato indegnamente dal Paradiso cristiano, ma anche dei suoi omologhi demoni, creati da buddhismo e induismo, ad esempio. Ma ancora di demoni contemporanei, dunque, come quello insidioso della guerra ad ogni costo – si pensi alle inesistenti armi batteriologiche irachene- o a quello ambiguo delle armi nucleari. O infine, quello più subdolo e terrificante tra tutti, il demone che abita in ciascuno di noi, quello capace di disegnare sul nostro volto il suo malefico ghigno infernale. Non si tema, però, il costo del biglietto: per entrare basterà imparare a cedere dolcemente al proprio vizio più indicibile. Ecco, infatti, che già le gambe iniziano a diventare molli. Forza, la visita è iniziata!

Leggere questo testo sarà come avere tra le mani la trasposizione in chiava diabolica de Le Musée Imaginaire del ministro francese André Malraux. In altre parole, una sorta di summa teologica per immagini, quella in cui Demetrio Paparoni, già critico, saggista e oggi responsabile della pagina d’arte del quotidiano “Domani”, svolge l’arduo compito di raccogliere – per quanto possibile - tutte le rappresentazioni che gli uomini di ogni tempo e di ogni latitudine geografica hanno prodotto del Male, mutevole e polimorfo come solo lui sa essere. E così il Sabba di Goya con i suoi toni scuri e inquietanti dialoga con La cacciata dei diavoli da Arezzo che Giotto realizza ad Assisi cinquecento anni prima. O ancora, un fotogramma dello speciale dei the Simpsons per Halloween del 2012 lo si può trovare a pochissime pagine di distanza dalla più monocolore e intimista illustrazione di Gustav Dorè per Il paradiso perduto di John Milton. Il compito, al netto delle lunghe ore di studio nelle biblioteche fisiche e digitali di mezzo mondo, non deve essere stato troppo ingrato, a dire il vero. Anche dal Male, infatti, (questo sembra essere il fil rouge che riesce a tenere insieme le pagine meglio dell’elegante rilegatura) è possibile far scaturire un sottile brivido di piacere – quasi un’indicibile eccitazione. Solo così si può pensare di continuare a guardare, a godere anzi, della bellezza, e della naturalezza, che si riscontrano delle opere che affollano queste pagine. Solo così non si può inorridire di fronte a Hell 2007, opera con cui Richard Philips denuncia i crimini della sanguinaria amministrazione Bush jr. Ecco, dunque, palesarsi la verità più indicibile: si può trovare della Bellezza, si può considerare Arte anche la rappresentazione e la personificazione del Diavolo stesso. “Dolce, dolcissimo e sconveniente / coi bei peccati succede sempre” cantava, non a caso, Ornella Vanoni scuotendo la sua rossa chioma luciferina. Perché è questo, poi, il gioco a cui Paparoni sembra invitare il Lettore: continuare ad aggiungere, a scovare, a inserire nel testo tutte le variegate raffigurazioni ed evocazioni del mondo demoniaco, da quelle più sublimi a quelle più terrificanti, che non hanno trovato diritto di asilo in queste pagine. E perché no, immaginare che lo stesso autore possa stimolare la genesi di una simile raccolta meno occidentalocentrica. D’altronde, come Paolo Sorrentino faceva dire al suo Giulio Andreotti: “(…) bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il Male per avere il Bene. Questo Dio lo sa (...)”. E, grazie a the Devil, ora lo sappiamo anche noi.