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Via di fuga

Via di fuga
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Jack Reacher è seduto al tavolo di un ristorante, da solo. Una coppia siede a cinque tavoli da lui: lui è biondiccio e di corporatura media, capelli corti, vestito beige e scarpe marroni. Lei è snella e mora ed accanto ai suoi piedi, appoggiata alla gamba del tavolo, c’è una ventiquattrore in similpelle. Jack sta fissando, a sei metri di distanza, la schiena di due uomini, che parlano sommessamente con il proprietario, un tipo piccolo e nervoso, le braccia incrociate in atteggiamento difensivo e gli occhi che si muovono in tutte le direzioni, con un’espressione in parte incredula ed in parte terrorizzata. Jack sa perfettamente che tutti gli esercizi commerciali ricevono, prima o poi, la visita di qualcuno che chiede trecento verdoni a settimana per evitare che l’esercizio stesso venga distrutto a suon di mazze da baseball e manici d’ascia. All’improvviso l’individuo di sinistra picchietta con il dito il quadrante del suo orologio e si volta per andarsene; il collega si accinge a seguirlo, non prima di aver urtato un piatto sul tavolo più vicino e averlo fatto cadere sul pavimento. Jack si informa con il proprietario e sa che i due torneranno tra un’ora, per incassare la mazzetta. Si alza, indossa il cappotto, esce nell’aria fredda e buia autunnale, si procura ciò di cui ha bisogno e si apposta nuovamente davanti al ristorante, in attesa. I due malavitosi tornano puntuali su una Mercedes nera, parcheggiano ad un isolato di distanza, scendono e si apprestano a tornare nel ristorante, ma Jack li intercetta e li costringe ad infilarsi in un vicolo, li sistema ben bene con una serie di colpi ben assestati e, dopo essersi fatto dire il nome del loro mandante, torna dal ristoratore per rassicurarlo. Non deve temere più alcunché. Jack esce e, fuori dal ristorante, sul marciapiede di fronte a lui, il tizio biondiccio con i baffi e la donna con la ventiquattrore lo stanno guardando. E Jack non sa che, poco prima di giungere a casa, sarà destinato ad incontrarli di nuovo…

Quarto capitolo della saga di Jack Reacher, apprezzatissimo personaggio uscito dalla penna di Lee Child, pseudonimo di James Dover Grant, scrittore britannico ed ex autore televisivo. Jack, ex ufficiale della polizia militare statunitense, quasi due metri di altezza per più di cento chili di muscoli, cavaliere solitario d’altri tempi, vero duro con un forte senso di giustizia, è perennemente in viaggio. Non è interessato ad avere stabili radici, la sua cifra è il vagabondaggio, ma questa nuova avventura lo colloca a New York da un po’ di tempo; una parvenza di vita sedentaria cui fanno parte una ragazza di cui è profondamente innamorato ed una casa, ricevuta in eredità. Ma l’indolenza, la pigrizia, la sedentarietà non fanno per Jack Reacher, tanto più se anche l’FBI lo prende di mira e ne fa il sospettato numero uno di una serie di omicidi, che riguardano donne con alcune caratteristiche che le accomunano: una carriera militare ed una storia di violenza o molestia sessuale alle spalle. Un serial killer quindi, abilissimo e molto intelligente, stesso modus operandi e stesso macabro rituale per ogni esecuzione. Nessun segno di violenza, nessuna impronta, nessun segno di effrazione. Delitti pressoché perfetti. L’FBI non impiega molto tempo a capire che il colpevole non può essere Reacher – o forse lo ha sempre saputo – ma il suo aiuto, la sua esperienza, il suo intuito, la sua abilità nel cogliere “un granello di sabbia in una spiaggia” e rendersi conto che si tratta dell’elemento che fa la differenza possono rappresentare il quid in grado di dipanare l’intera vicenda. Lee Child è, come al solito, molto abile nel tessere le sue trame: personaggi convincenti, idee originali, un protagonista sempre più affamato di giustizia attorno a cui ruota l’intera vicenda, continui colpi di scena e capovolgimenti di fronte rappresentano i punti di forza di una lettura in cui non si registrano mai cali di tensione e che non può che essere intrigante ed apprezzata, senza dubbio alcuno, dagli amanti del genere.