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Di guerra si muore

Di guerra si muore
Il tenente Alfredo Crecchia è a capo di una delle squadre che si trovano sul Carso e sui monti dell'Altopiano a combattere la Grande Guerra. Un goccio di cognac è la medicina più efficace per i suoi soldati prima di andare a combattere una battaglia in cui sicuramente molti perderanno la vita. E allora è bene non pensarci facendosi un goccetto. Il loro terrore non è solo morire, ma quello di restare a terra a gelare di notte nel caso in cui restino feriti. Crecchia vuol bene ai ragazzi della sua squadra, ormai riconosce tutti i loro dialetti. La maggior parte di quei ragazzi è aretina, di Badia Tedalda, per la precisione. Molti non hanno mai studiato, nemmeno Crecchia, e quando il generale gli chiede se è “consapevole che il futuro della patria poggia sugli eroici fanti”, credendo che consapevole corrisponda a disertore, risponde: “No, Signor generale!”. Errore fatale, pena la fucilazione. Starà al tenente Crecchia inscenare una finta morte usufruendo del giaccone macchiato di sangue di un soldato morto il giorno prima e far credere al generale che sia lui il presunto disertore. Nei giorni di riposo i soldati della squadra se ne vanno in città. Ed è lì che si divertono come credono: in molti frequentano il casino, ma Alfredo in due anni ha ceduto una volta soltanto. Ha messo gli occhi addosso ad una ragazza del paese, Laura, ed è con lei che vorrebbe trascorrere quei giorni. Lei non si fida più di tanto, e ha ragione: un soldato oggi c'è, domani chissà. In qualche modo Alfredo riesce a conquistarla, ma proprio quando l'allegria e la spensieratezza prendono il posto dell'angoscia e della stanchezza, la trincea chiama e i soldati devono rispondere. Pronti nuovamente a ricominciare e ad andare incontro alla morte...
Di guerra si muore è un romanzo breve e asciutto. Essenziale. Perché non servono molti fronzoli quando si deve parlare di morti in guerra. E sebbene sia una storia inventata, si sa, non possono essere totalmente inventati i personaggi che la popolano. In particolar modo quando – come nel caso dell'autrice Maria Grazia Linares – si parla di persone che sono vissute nello stesso paese in cui è vissuta anche lei: Badia Tedalda, località montana in Provincia di Arezzo che nella prima Guerra Mondiale ha perso 89 suoi cittadini (l'elenco viene riportato a fine lettura). Alcune foto in bianco e nero della vita in trincea ci introducono alla narrazione. La Linares, al suo terzo romanzo con Florence Art, sa mettere bene in evidenza gli stati d'animo e le voci di chi andava a combattere, sa colorare di molteplici toni le situazioni più drammatiche attraverso l'uso dei dialetti nei dialoghi che spesso smorzano la tensione. È così che Di guerra si muore diventa un romanzo corale e realistico, arricchito di citazioni e brani tratti da altre letture e che fa del suo personaggio principale, ancor prima che un eroe di guerra, un eroe di umanità.