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Di là dal tramonto

Di là dal tramonto

Smoky Mountains 1937, Scott alloggia in un hotel turistico e gestisce i postumi di una polmonite natalizia che ha riacutizzato la tubercolosi. Scrive e sorseggia coca-cola così da resistere fino a sera prima di buttarsi sul gin. Lungo il crinale della montagna fuori città troneggia l’Highland Hospital dove Zelda è ricoverata. Una clinica che non può permettersi, ma tra piagnistei con il direttore, suppliche di anticipi agli editori “in cambio di racconti che non aveva ancora neanche immaginato” è riuscito a sistemare le cose. Ha dato via la casa e fa i salti mortali per pagare l’ospedale e la retta del college di Scottie. Al Pratt, la clinica precedente, Zelda ha cercato di strangolarsi con una federa e spostarla si è reso indispensabile. Il nuovo dottore vieta sigarette e dolci e fa fare esercizio fisico quotidiano, ma concede visite solo come ricompense. Marito e moglie comunicano tramite lettere e si vedono il fine settimana, se il dottor Carroll la farà guarire, Scott potrà lavorare a Hollywood – se Ober conclude l’accordo con la Metro Goldwyn Mayer, cosa difficile dato che lo reputano un alcolizzato – e guadagnare mille dollari a settimana. È il loro diciassettesimo anniversario di matrimonio e per l’occasione ha organizzato una gita a Chimney Rock. Qualcuno ha acconciato i capelli di Zelda raccogliendoli in una retina ricamata, le ha fatto indossare un prendisole rosso sbiadito e messo una sciarpa intorno al collo, ma non bastano quegli accorgimenti per nasconderne l’aspetto emaciato e smunto. Le ha comprato un regalo, un croccante alle noci pecan, in barba alle regole della clinica. Tanto tempo prima erano famosi per i loro “eleganti eccessi” e ripensando al passato Scott avverte nostalgia, ora è sobrio e guida con estrema cautela, controlla persino la sicura, memore di quella volta in cui lei si è sporta sul predellino durante una curva, su un promontorio sopra Cap Ferrat. Evita argomenti che possano turbarla, come la questione di Hollywood e il ritorno di Scottie dopo gli esami. Il tempo è mite, molta gente ha avuto l’idea di fare quell’escursione. Individuato un parcheggio si inerpicano anche loro, ma è evidente quanto Zelda sia più in forma di lui, impiega poco per seminarlo e allora pensieri cupi lo assalgono. Spera di trovarla in cima, spera che non si getti di sotto. Finalmente la vede, è sfinito e gronda sudore, lei commenta il fatto che sembri un vecchio e che dovrebbe prendersi maggiore cura di sé. La verità è che lui è il re delle cose che vanno male e lei la sua regina. “Malgrado tutto ciò che avevano dissipato, lui non avrebbe mai messo in discussione che erano fatti l’uno per l’altra”, anche se il trono è vuoto da tempo e il castello e il loro regno sono in rovina...

“C’erano anni che erano come fantasmi, come nebbia. Spesso si chiedeva se certe cose che ricordava fossero realmente successe”. Gli ultimi anni di vita dello scrittore e sceneggiatore Francis Scott Fitzgerald, precisamente dal 1937 al 1940, vengono raccontati in forma romanzata da Stewart O’Nan. che descrive il disperato e inutile tentativo di riscatto artistico di un uomo ormai finito nel dimenticatoio, afflitto dall’alcolismo, oppresso dal tracollo economico e dalla preoccupazione di pagare la costosa clinica in cui è rinchiusa la moglie e la retta del college dell’unica figlia. Fitzgerald passa dall’essere un grande romanziere pieno di ambizioni negli anni Venti, famoso per opere come Di qua dal paradiso e Il grande Gatsby, ad accontentarsi del ruolo di sceneggiatore gettato nel mucchio nella frenetica Hollywood, che come tanti altri affronta le terribili conseguenze della grande depressione del 1929, proprio mentre l’ombra della guerra incombe sul mondo intero. È qui, tra crolli emotivi, sbronze colossali, debiti e umiliazioni lavorative, che conosce la sua ultima fiamma: Sheilah Graham, colei che gli resterà accanto fino a che il suo cuore malandato non cesserà di battere a soli 44 anni, mentre lavora al suo ultimo romanzo rimasto incompiuto, Gli ultimi fuochi (The last Tycoon) e portato a termine dall’amico Edmund Wilson. Numerose celebrità scivolano tra le pagine e nella vita di Fitzgerald (Dorothy Parker, Humphrey Bogart, Joan Crawford). O’Nan racconta i meccanismi dell’industria cinematografia, allude alle infiltrazioni mafiose, allo strapotere dei produttori, mette in luce rivalità e compromessi tra gli sceneggiatori e offre ai lettori la possibilità di conoscere un aspetto meno noto della vita del famoso scrittore di Tenera e la notte. Hollywood è nel romanzo una coprotagonista capricciosa, affascinante e caotica, da adulare con abilità per poter arraffare un pizzico di successo e di credibilità (quella che proprio Fitzgerald, oggi considerato uno degli scrittori americani più importanti del Novecento, all’epoca ha gettato al vento con i suoi eccessi), ma da cui guardarsi le spalle, perché basta poco per vedere mesi di lavoro andare in fumo, film cancellati all’improvviso, pagine di sceneggiatura respinte (e guai a scontentare le associazioni a protezione della morale e della decenza). Inoltre l’abuso di farmaci e alcol caratterizza la vita di uomini e donne, che si tratti di attori, produttori o registi, e in questo ambiente un uomo instabile come Francis Scott Fitzgerald, non poteva che andare incontro alla distruzione.