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Di tutte le ricchezze

Di tutte le ricchezze
Martin è un ormai solitario docente di lettere in pensione, grande conoscitore e studioso del poeta Catena, morto pazzo, forse suicida, chissà. Dal suo eremo montano Martin, assieme al suo inseparabile cane Ombra, conduce una vita ritirata in mezzo ai suoi libri e ai suoi tentativi culinari miseramente fallimentari, ad un passo dalla selva dalla quale di tanto in tanto sbucano animali con cui scambia quattro chiacchiere. Un’esistenza lieve dopo anni di furoreggiare selvaggio tra la cultura accademica e le gonnelline delle studentesse, dopo una vita presa a morsi. Letteralmente. A turbare la sua serenità arriva ad abitare accanto a casa sua una strana coppia cittadina tutt’altro che equilibrata, armata di SUV e di quella rumorosità molesta tipica degli inurbati. Gli precipitano in casa come fulmini, ciascuno portando il proprio bagaglio di frustrazione e fallimenti. Lei Michelle, che gli ricorda l’amore passato, quello con la A maiuscola, bionda, occhi azzurri, ballerina di seconda fila e attrice di teatro che aspira alla ribalta. Lui, Aldo, ribattezzato Il Torvo, gallerista e pittore d’insuccesso che colleziona croste, disastri e bottiglie di vino tracannate sistematicamente. Michelle è la ventata d’aria che Martin aspetta, un nocciolo di speranza pronto a schiudersi. Il vecchio professore se ne innamora, ma col motto che “si guarda e non si tocca”, vuoi perché l’età, vuoi perché l’esperienza, vuoi perché è approdato ad una stagione della sua esistenza che “ti permette di desiderare senza prendere, di ammirare senza sfregiare, di soffrire senza far male agli altri”. Ma l’amore (per le cose, per le persone) è un filo spinato che sbraga e ferisce, che strappa e che scopre, che mette a nudo anima e corpo, ma soprattutto l’anima, e non è detto che sia un male. Non sempre è una iattura. Molto più spesso è quella bruciatura che cauterizza le ferite, che chiude un capitolo, che ti riporta alla vita…
Martin e Michelle, nel tentativo individuale di rimettere insieme i cocci della propria vita diventano gli esempi speculari della ricerca dell’equilibrio. Nella sua vecchiaia solitaria, Martin trova la forza di mettersi in pace con il proprio passato senza più sfuggirgli, per superare il dolore di una storia d’amore forte lasciata andare senza lottare, imparando, dalla serenità e dalla leggerezza di uno spirito fresco, che c’è ancora un domani. Nella sua gioventù confusa e barattata per un quarto d’ora di successo, Michelle trova la forza nella saggezza della maturità per affrontare i fallimenti e raggiungere i suoi obiettivi, rincorrere i suoi sogni senza più voltarsi indietro. Benni costruisce attorno a queste due figure una grande allegoria sulla bellezza della vita e sulla meraviglia delle sue mille sfaccettature inaspettate. Il grande contorno è l’accettazione di sé, dei propri sbagli, dei propri limiti e la rincorsa lunga e a perdifiato per darsi lo slancio a superare gli ostacoli. Un inno alla vita, insomma, ed all’amore che in essa è contenuto. E poi, scendendo più giù, alle questioni più spicce, diciamo anche che finalmente Benni recupera un bel po’ della sua bella fama, leggermente appannata dopo gli ultimi lavori. Qui, in questo romanzo che scivola via velocemente e che si beve d’un fiato come un cicchetto, ritroviamo personaggi di spessore, a partire dal cane, goffo saggio e fedele scudiero. Figure belle nella loro fragilità; soggetti esilaranti nella loro provincialità; personaggi ripugnanti per il viscidume che trasudano. Tutti ben definiti nei loro parametri che possiamo farceli amici o nemici a nostro piacimento, a seconda delle nostre inclinazioni personali. Questo è di nuovo un Benni a tutto tondo: se lo leggete perché vi fa ridere, eccovelo; se lo leggete perché vi fa piangere, idem; se lo leggete perché amate le citazioni colte, beh, Martin si paragona al Chisciotte (e Ombra è il suo Sancho Panza) e rivive nella sua mente le Notti Bianche di Dostoevskij (e Michelle è la sua Nasten’ka); se lo leggete per il puro gusto di stupirvi per le arguzie letterarie, le rime originali e inaspettate, per l’armonia delle parole che si sposano, insomma se lo leggete perché vi piace trovare musica nella narrazione, Di tutte le ricchezze è quello che fa per voi.