Salta al contenuto principale

Di uomini e mostri - Brevi cronache dal mondo

Di uomini e mostri - Brevi cronache dal mondo

Ha preso in affitto la più piccola delle quattro camere dell’appartamento, quella che gli piaceva di più, la meno costosa. Il proprietario non è mai riuscito a dare in locazione le altre tre: troppe regole. Nella casa è rimasto sempre solo. Ha sempre pulito tutti alla perfezione, evitando sempre di andare a curiosare nelle altre camere, nonostante i sussurri percepiti al di là delle porte chiuse… Come in un rituale: la madre prepara la cena, e fa in modo che il padre, anche quando rientra a tarda ora, non debba mai restare da solo a tavola. Lui entra, chiede con voce allegra se c’è qualcuno in casa, si leva il cappotto. Quando la figlia gli corre incontro, intercetta ogni tanto un suo sguardo perso nel vuoto. Ma quando gli chiede come sia andata la giornata, la risposta è sempre la stessa: “benissimo, tutto benissimo”… Dante al lavoro è stato sempre considerato “un tipo simpatico, gentile, e di buon carattere”. Quando lo hanno visto varcare la porta dell’ufficio con i pugni serrati, e dirigersi verso la stanza in fondo al corridoio “lo sguardo fisso in avanti, la testa protesa verso la porta, il collo taurino indurito, pulsante”, hanno tutti compreso che stava per accadere qualcosa… I tecnici avevano concordato tutti sul fatto che il palazzo non sarebbe caduto. Al più qualche movimento di assestamento… Il copione si ripete identico ad ogni appello. È la settima volta che Alberti si presenta all’esame. E per la settima volta la sua prova sta per terminare con una bocciatura… Donato ha trovato il libro su una bancarella. Una edizione del 1932 de I passi perduti, di Róisín H. Neubauer. La dedica che vi ha trovato nella prima pagina lo ha colpito: “Questo è solo per i tuoi occhi. Che tu possa amare questo meraviglioso romanzo e che possa accompagnarti sempre”. Ha iniziato a leggerlo, solo per accorgersi della rapida scomparsa delle parole stampate… Il vecchietto cammina instabile lungo il corso centrale del paese. Ad attrarre l’attenzione è lo strano cartello che gli penzola dal petto… All’uscita dallo zoo ha comprato il palloncino con l’immagine della bimba bionda vestita da contadina dei cartoni animati: un pensiero per la nipotina. Ma la piccola ci ha voluto giocare solo per pochi minuti… Ci ha messo anni per dimenticare le sei persone che gli hanno rovinato la vita. Tanta forza di volontà e un po’ di terapia gli hanno permesso di arrivare alla accettazione del suo passato. Adesso ha una compagna, una casa col giardino. È rimasto molto sorpreso quando ha scoperto sul tavolo da pranzo il foglio di carta con la lista di quei sei nomi…

“Mi figurai queste brevi narrazioni come veri e propri quadri; un’immagine rapida, fulgida e piena nel suo significato. E, come in un quadro, ogni racconto si apriva a molteplici interpretazioni, rendendo il lettore libero di spaziare, di sentirsi padrone della lettura stessa e al contempo, perché no, di rendersi spaesato, spiazzato, costretto alla riflessione”. Nicola Argenti - classe 1978, romano, poeta, disegnatore e scrittore, già fondatore di un collettivo poetico nella capitale, una silloge pubblicata nel 2021 (La Rosa nel Magma, Montag edizioni) -, così introduce Di uomini e mostri, trame e spunti brevi divisi in cinque atti (L’essenza delle cose, Sparizioni, Contemplazioni, Interferenze, Mostri) e una narrazione conclusiva che sembra assumere un tono più autobiografico (Miope), dopo il “Sipario” finale. Nel racconto che dà inizio alla raccolta, Una stanza, si avvertono gli echi delle presenze di Casa occupata di Julio Cortàzar (in Bestiario, Einaudi). Presenze che però, diversamente da quanto raffigurato dallo scrittore argentino naturalizzato francese, non assumono valenza ostile: fantasmi (anche interiori, come in Repetita iuvant) con cui si può forse entrare in contatto. Non solo incursioni nel fantastico (Memorie di un libro): incubi che si pensavano relegati al passato tornano a farsi presenti (Previsti venti freddi da Est); paure che possono assumere la connotazione di un futuro distopico che appare fin troppo vicino e verosimile (Čapek, uno dei migliori della raccolta). Istantanee, scatti impossibili (In caduta libera), virate verso i territori dell’horror (Il primo e soprattutto Palloncino in cui si può rinvenire un rimarchevole rimando kinghiano). Elemento ricorrente è il disincanto: quello delle cose che si perdono e che non richiedono di essere ritrovate, che traspare ne L’amica del cuore, e quello della osservazione dei piccoli meccanismi che regolano perfettamente la routine di un rapporto (Lei) e che possono incepparsi per una lievissima deviazione dalle regole del gioco, con conseguenze disastrose. Rimandi a Carver, come esplicitato da Livio Romano che ha curato la prefazione dell’opera, ai suoi racconti “affilati e pesanti come un cuneo di ferro”, come da precisa definizione di Murakami Haruki; a Borges (Tutto sotto il cielo); e, dato che di quadri si parla, ai dipinti di Edward Hopper: squarci di esistenza colti nella loro più profonda essenza, come in Quel mio amico, Pugni serrati, Il notturno, Lo strano caso del sig. Sestri. La narrazione appare a volte didascalica (Il buon padre di famiglia, Non lasciarmi), e l’impressione a tratti è che nelle pagine de Di uomini e mostri abbiano trovato spazio abbozzi estemporanei di trame che avrebbero richiesto maggior sviluppo (La festa), spunti (Diverso), appunti su stati d’animo, dettagli che avrebbero meritato di impreziosire la caratterizzazione di un personaggio (Horror) invece di conservare autonomia narrativa, sperimentazioni (Scappare dal dolore e Sette parole per Hernest Hemingway): una ricerca stilistica in divenire che potrebbe preludere a risultati interessanti.