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Diario dalla Catalogna

Diario dalla Catalogna

1 ottobre 2017. La gente è in fila già dalle cinque di mattina davanti alle scuole, ai municipi, agli edifici occupati dai Comitati di Difesa del Referendum. La polizia nazionale rimane a bordo delle due navi da crociera ormeggiate nel porto, minacciosa e pronta a intervenire. La polizia locale, i Mossos d’esquadra, non interviene invece e lascia il passaggio alla società civile che si reca ai seggi. Presto arrivano delle auto da cui scendono uomini sospetti che trasportano sacchi neri: sono arrivate le urne! Quelle arrivate dalla Cina e che la polizia spagnola ha cercato per giorni nei garage, nelle cantine, nei centri sociali. Si comincia a votare, ma in città e nei centri della provincia ci sono scontri anche violenti a causa delle cariche della polizia che cerca di portare via le urne. L’indomani è il giorno dei numeri: più di due milioni di votanti, il 90% dei quali risponde sì al quesito: “Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?” Il clima politico fra la Generalitat de Catalunya (il Parlamento locale) e il governo centrale di Mariano Rojoy si fa sempre più teso. Quando il 27 ottobre la Generalitat approva la dichiarazione d’indipendenza che vuole la Catalogna come “Stato, indipendente, sovrano e democratico”, il governo centrale fa scattare l’articolo 155 della costituzione spagnola, ovvero il commissariamento di una regione autonoma in caso di grave violazione della legge. Il Parlamento locale è di fatto dissolto, e il suo presidente, Carles Puigdemont è accusato di sedizione, ribellione e malversazione. Fugge in Belgio, puntando anche a portare su un piano europeo il conflitto fra indipendentismo catalano e governo spagnolo; viene emesso un ordine d’arresto, ma le corti europee si pronunceranno contro l’estradizione…

L’inizio dell’autunno 2017 può essere ricordato come la stagione degli indipendentismi finiti male. Pochi giorni prima del referendum catalano, il 25 settembre, anche i curdi in Iraq avevano votato in massa a favore dell’indipendenza da Baghdad, subendo poi pesanti ritorsioni da parte del governo centrale iracheno. Con modalità diverse, stesse sorti toccarono all’indipendentismo catalano, destinato ad esaurire buona parte della sua spinta a causa della repressione giudiziaria spagnola e delle divisioni interne al fronte catalano. Dentro all’entusiasmo del voto di massa pro-indipendenza in realtà si esprimevano diverse coscienze politiche. Intanto, c’era un voto indipendentista di destra e uno di sinistra, ma c’era anche il voto di chi, attraverso la forzatura di un referendum non vincolante, puntava non tanto all’indipendenza da Madrid, quanto all’apertura di un dibattito radicale sulle modifiche da apportare alla costituzione spagnola, ancora fortemente viziata da continuità con il franchismo. Continuità che in maniera estremamente evidente si manifestano, oltre che nella monarchia, nella magistratura spagnola: quella magistratura che attraverso il giudice Llarena e il giudice Marquena costruirà il processo politico agli indipendentisti, condannati nell’autunno del 2019 a pene fra i 9 e i 13 anni di carcere. Il Diario dalla Catalogna di Andrea Lapponi offre la cronaca minuta e quasi quotidiana dei fatti che vanno dal referendum alla condanna degli indipendentisti. Due anni di manifestazioni, elezioni, proteste, procedimenti giudiziari, rimpasti di governo. Il libro offre un resoconto impareggiabile nei dettagli, ma non privo di spunti di analisi utili a capire meglio il complesso contesto politico e il sistema giudiziario spagnolo, da una prospettiva movimentista e vicina alla società civile catalana: è da Barcellona che Lapponi racconta i fatti. Il libro nasce dai post condivisi sui social dell’autore, in presa diretta; eppure, la trasformazione di una serie di post in libro avrebbe meritato un lavoro di curatela più attento, sia nella correzione dei tanti refusi, sia nel dare al materiale una scansione tematica e una periodizzazione che renderebbero più maneggevole questo libro, che già così è uno strumento fenomenale per studiare i fatti avvenuti fra l’autunno 2017 l’autunno 2019 in Catalogna.