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Diario di un sogno possibile

Diario di un sogno possibile

Sesto San Giovanni, 21 aprile 1948. In un quartiere popolare, in una famiglia operaia nasce Gino Strada. Gino cresce negli anni dell’immediato dopoguerra, quando tutto attorno si respirano “etica del lavoro, responsabilità, senso di comunità. Sesto era un buon posto per diventare grandi”, ricorda lui stesso, raccontando i suoi primi anni tra banchi di scuola e giochi nei cortili. La mamma sorveglia dalla finestra e poi, qualche anno dopo, quando il ragazzino cresciuto si interrogherà sul suo futuro, ripeterà convinta un’osservazione che le è abituale: “Fa il dutur, l’è minga un laurà, l’è una missiùn”. Dopo il liceo classico, Gino si iscrive a medicina. Quello del medico è un lavoro sempre a contatto con gli esseri umani e questo fatto lo affascina, lo attrae, lo motiva. Ha la fortuna di avere tra i suoi docenti il mitico professor Vittorio Staudacher, fondatore del Policlinico di Milano e del primo reparto di chirurgia d’urgenza in Italia. Sceglie di specializzarsi con lui proprio in chirurgia d’urgenza. Sono anni caldi nelle Università italiane e Gino si impegna nel Movimento Studentesco per i diritti, la dignità e la pace di tutti, in ogni parte del mondo. Staudacher dimostra interesse per il movimento degli studenti, li ascolta con attenzione, guarda con simpatia al giovane Strada e lo sceglie come aiuto, una posizione molto impegnativa, un impegno che dura ventiquattro ore su ventiquattro, ma anche un’eccezionale possibilità di imparare. A un certo punto, il professore propone a Gino di andare negli Stati Uniti, a Pittsburg e a Stanford, a studiare i trapianti di cuore. Gli regala addirittura il primo biglietto aereo...

Diario di un sogno possibile è l’edizione per ragazzi di Una persona alla volta, uscito, sempre per Feltrinelli, nel 2022. Scrive la curatrice e seconda moglie di Gino Strada, Simonetta Gola: “Mi sembrava che riscrivere un libro che era già stato pubblicato postumo fosse un intervento troppo invasivo per le ultime parole di qualcuno che non c’è più, però mi piaceva che le idee di Gino continuassero a camminare su gambe giovani, che hanno ancora una strada lunga davanti a sé”. Il libro ripercorre la storia della vita e della professione di Gino Strada: dalla rinucia ad un posto molto ben remunerato negli Stati Uniti perché “che senso ha praticare la medicina in un Paese dove per potersi curare la gente deve tirare fuori la carta di credito?”, al lavoro in Pakistan nell’ospedale della Croce Rossa di Ginevra, alla fondazione di Emergency. Ma soprattutto il libro è una testimonianza del pensiero e delle convinzioni più profonde di Gino Strada, quelle che lo hanno accompagnato per tutta la vita nei luoghi di guerra, tra le sofferenze inimmaginabili, ingiuste e crudeli di tante vittime civili, tra le quali moltissimi bambini, come in Afghanistan, dove, solo per fare un esempio, dai registri dell’ospedale di Lashkar risultava che nel 2009 il quarantuno per cento dei feriti ricoverati avevano un’età inferiore a quattordici anni. Con Emergency Gino realizza progetti in Ruanda, in Iraq, in Cambogia e in Afghanistan, dove rimane per lunghi anni operando migliaia di vittime della guerra e delle mine antiuomo. L’acquisto di questo libro sostiene Emergency: un motivo in più per leggerlo, non bastassero il suo contenuto e la passione con cui è stato scritto.