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Diario di una talpa

Diario di una talpa

Trenta giorni dal lockdown. Il mondo si è fatto silenzioso e vuoto. Ma non è una novità per le talpe che, da sempre, vivono in solitudine. Questa volta però è diverso: non lo hanno scelto, è stato loro imposto. C’è un’enorme differenza: la differenza tra chi nasce talpa e chi talpa lo diventa per forza. È “una questione di equilibrio, di alternanza” tra isolamento e assembramento, per usare termini ormai entrati nel lessico comune. Ricordare, sperare, immaginare: solo questo resta di un passato che sembra così lontano. Tutti sono diventati talpe, in una sorta di “talpitudine” generale, che unisce. Eppure il mondo è diviso tra Inutili e Indispensabili: i primi si sono fermati, gli altri hanno continuato a vivere e lavorare. Anche più di prima. E sono nate nuove gerarchie sulla base di indicatori economici. Ma gli artisti no, non si sono fatti fermare. Hanno continuato, imperterriti, a lavorare nel silenzio. In barba alla retorica imperante che vuole un prima affannato e un dopo essenziale, pieno di opportunità. In realtà, le talpe hanno solo paura e per scacciare la paura devono mettersi a fare qualcosa, o cercare un modo per uscire all’aria aperta, incontrare gli altri. Quegli stessi da cui ci hanno insegnato a guardarci, a sospettare, ad allontanare…

Quali effetti ha prodotto questa pandemia nella mente e nel cuore di tutti noi? Cosa sapremo ancora fare quando tutto finirà? Cosa avremo perso? E cosa avremo imparato? La metafora della vita della talpa, solitaria per indole e per scelta, diventa il racconto di tutta l’umanità che, per necessità, si è trovata a vivere una dimensione di solitudine forzata lontana dalle abitudini quotidiane fatte di incontri. Il diario è la forma di reazione ad una situazione inaspettata che inizia a stare stretta. Una reazione che va oltre la rassegnazione e oltre i luoghi comuni. Tra il serio e il faceto, con un interessante tratto ironico che lascia spazio alla riflessione profonda, scorrono veloci e appassionanti pagine sugli automatismi della nostra vita e sui bisogni reali di ogni uomo. Paola Mastrocola, vincitrice da esordiente del premio Calvino e del premio Campiello qualche anno dopo, dal 2000 non ha mai smesso di scrivere e con Diario di una talpa intende dare il suo contributo, anche economico (i diritti d’autore andranno alla Fondazione Hume per la ricerca sul Covid-19), alla rilettura dell’evento pandemico mondiale che ha fatto emergere paure e bisogni comuni. I disegni che impreziosiscono le pagine di questo delicato diario sono della stessa autrice. Il tono dell’intero racconto è la speranza: avere consapevolezza, reinventarsi e trovare nuove strategie non per sopravvivere, bensì per vivere.