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Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher

Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher

Mestre, Commissariato, 10 luglio, ore 13:15. Il commissario Salvatore Lo Cascio, di origine siciliana, è al telefono con il vicequestore – anch’egli siculo – e sta discutendo di un caso di droga che deve essere risolto, in tempi rapidissimi, perché al dipartimento, sottolinea il vicequestore, tutti stanno rompendo le scatole e la questione deve trovare una soluzione, appena possibile. Lo Cascio chiude la telefonata mentre un’espressione piuttosto amara gli si disegna in volto. Con la coda dell’occhio nota che in un messaggio Giusy gli chiede quando tornerà in Sicilia. Piacerebbe anche a lui sapere quando, pensa il commissario mentre decide che non è affatto il momento di rispondere al messaggio. D’altra parte Giusy è abituata ai silenzi di Salvatore: lei è la sua amica di letto siciliana, lei lo ama alla follia dai tempi delle elementari e lei lo vorrebbe accanto a sé ogni minuto. Lui, non proprio. Si limita a incontrarla qualche volta l’anno, quando scende nell’isola, e a rispondere ai suoi accorati messaggi due o tre giorni dopo averli ricevuti. Lo Cascio è un bel tipo: quarantadue anni, single, alto, moro, occhi verdi, sorriso smagliante, segno zodiacale ariete e ascendente ariete. Oltre che bello, poi, è anche intelligente e la cosa non guasta. Tuttavia, un peso opprime il povero commissario da tempo: da tre anni, da quando è arrivato in Veneto, si sente un masso sullo stomaco, anzi un cinghiale – come quello della pubblicità – e soffre di gastrite. È una patologia a singhiozzo, che scompare non appena atterra in Sicilia e si riaffaccia ogni volta che rimette piede sull’aereo che lo riporta in Veneto. Oggi, poi, il commissario è ancora più immusonito del solito, perché il pacco che settimanalmente gli viene recapitato dalla terra d’origine – carico di ogni ben di Dio da mangiare e da bere – è in ritardo e lui deve ripiegare su merende preconfezionate e tramezzini da bar. Quando, quindi, riceve la telefonata di tale Teresina Scalabrin, un’anziana che racconta di aver rinvenuto la bici del signor Luigino Boscolo, novant’anni, abbandonata vicino al ponticello del canale e nessuna traccia dell’uomo, sbuffa e cerca di sedare l’animo agitato della donna. Cosa può mai essere accaduto a un novantenne?

Esilarante! Il libro di Alice Guerra – che propone sui social spassosi racconti di sé, del suo adorato Veneto, della sua famiglia e dei suoi animali, divertendo e commuovendo insieme i follower, che fanno il tifo per quella vita così imperfetta ma così condivisibile – è divertente fino alle lacrime. Giallo, di base, con qualche tinta rosa – azzeccatissima per accaparrarsi una fetta un po’ più ampia di lettori – il romanzo racconta di Luigino, novantenne di Mestre, che sparisce e lascia dietro sé solo la sua bici abbandonata accanto al canale. Saranno un commissario siciliano – che fatica parecchio a integrarsi nella realtà e nella mentalità veneta – e Alice, un’influencer impicciona con una passione per i gialli di Jessica Fletcher, a indagare sulla scomparsa e a portare a galla tutta una serie di misteri e intrighi. Tra pedinamenti e soste al bar – luogo perfetto per carpire pettegolezzi e informazioni – Alice mostra gli sviluppi dell’indagine e, allo stesso tempo, racconta gli aspetti più interessanti di sé e della sua vita, che è in fondo simile a quella di molti, fatta di amori non sempre sani e inutili rincorse dietro obiettivi troppo spesso sbagliati. Un racconto ironico, che diverte ma invita anche a una semplice ma potente riflessione: non c’è un limite d’età per la felicità. La si può cercare – e trovare – anche a novant’anni, quando la strada da percorrere è molto più breve di quella già percorsa. Ma non importa, vale la pena comunque!